Dodici Automobili: quando il design racconta l’anima dell’automobile.
Ci sono mostre che espongono automobili, e poi ci sono mostre che spiegano perché certe automobili siano diventate eterne.
Con “12 Automobili. Twelve Automobiles”, il nuovo allestimento di Spazio Design compie qualcosa di raro: trasforma il car design in linguaggio culturale, riportando al centro non soltanto la tecnica, ma le idee, le intuizioni e i sogni che hanno plasmato oltre mezzo secolo di storia dell’automobile.
L’ispirazione arriva direttamente dalle leggendarie esposizioni del Museum of Modern Art di New York, le storiche “Eight Automobiles” e “Ten Automobiles” degli anni Cinquanta, eventi che per la prima volta consacrarono l’automobile come oggetto di design degno di entrare in un museo d’arte.
E oggi, quel dialogo tra forma e cultura torna a vivere.
Dodici vetture, dodici manifesti del loro tempo
Curata da Paolo Tumminelli, la mostra costruisce un percorso quasi cinematografico: sei isole tematiche in cui le automobili si osservano, si confrontano, si rispondono.
Non semplici modelli, ma capitoli di una grande narrazione collettiva.
C’è il Volkswagen Maggiolino, probabilmente l’automobile più riconoscibile del Novecento, simbolo universale della mobilità democratica. E accanto a lui il Volkswagen New Beetle, testimonianza di come il design possa attraversare le epoche senza perdere identità.
Poi la sorprendente Studebaker Champion, la sontuosa Cadillac Sixty Special Fleetwood, il rigore tecnico della BMW 1800 Neue Klasse, fino alla perfezione essenziale della Mazda MX-5 Miata, icona assoluta degli anni Novanta.
Ogni vettura racconta una società diversa.
Ogni linea riflette un’epoca.
Ogni dettaglio traduce una visione del futuro.
L’Italia che immaginava il domani
Ma è soprattutto nella sezione dedicata alle sperimentazioni italiane che la mostra diventa qualcosa di straordinario.
La visionaria Lancia Megagamma, antesignana delle moderne monovolume.
La radicale Dallara Bertone Icsunonove.
La raffinata BLMC 1100 Pininfarina.
Automobili che non si limitavano a seguire il proprio tempo.
Provavano a immaginarne uno nuovo.
Ed è impossibile non percepire, tra queste forme, tutta la forza della scuola torinese del design: un momento storico in cui l’automobile italiana non influenzava soltanto il mercato, ma il modo stesso di pensare il progetto industriale.
Dal volante alla macchina da scrivere
La mostra allarga poi lo sguardo oltre l’automobile, creando un dialogo affascinante con il design industriale italiano. Le macchine da scrivere Olivetti, firmate da maestri come Marcello Nizzoli, Ettore Sottsass e Mario Bellini, dialogano con le automobili e con la grafica pubblicitaria di Fiat e Lancia.
È qui che si comprende davvero il senso dell’allestimento: il design non appartiene a un singolo oggetto.
È una visione culturale che attraversa tutto.
La rivoluzione torinese
A rendere ancora più prezioso il progetto sarà il talk “Rivoluzione Torinese”, incontro dedicato a quella straordinaria stagione creativa che rese Torino la capitale mondiale del car design.
Sul palco figure leggendarie come Giorgetto Giugiaro, Paolo Martin e Gian Beppe Panicco, moderati ancora una volta da Paolo Tumminelli.
Non sarà soltanto una conferenza.
Sarà il racconto di un’epoca in cui l’Italia disegnava il futuro su quattro ruote.
Quando l’automobile diventa cultura
“12 Automobili” non è una semplice esposizione.
È un invito a guardare le automobili in modo diverso. Non soltanto come macchine. Ma come specchio della società, della tecnologia, del gusto e perfino dei sogni collettivi.
Perché certe vetture non si limitano a trasportare persone. Trasportano idee.
Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici

