Peugeot E27: il sogno (incompreso) della coupé franco-italiana.

Peugeot E27: il sogno (incompreso) della coupé franco-italiana.

Ci sono automobili che nascono per farsi notare, e altre che invece sembrano sparire nel tempo, come pagine strappate da un romanzo mai terminato. La Peugeot E27 Sports Coupé, prototipo del 1979, appartiene a questa seconda categoria: una fuoriserie quasi dimenticata, figlia di una stagione irripetibile di collaborazione tra il costruttore francese e la matita geniale di Pininfarina.

Per capire la sua storia, bisogna tornare al successo della Peugeot 504 coupé e cabriolet, veri capolavori di design lanciati nel 1969.

Erano anni di ottimismo stilistico: la berlina francese, rigorosa e funzionale, si trasformava grazie al tocco torinese in una linea affusolata e moderna, elegantemente distante dalla sorella a quattro porte. Più che una derivazione, un’auto nuova, sofisticata, capace di conquistare cuori in tutta Europa.

Ma il tempo, si sa, non aspetta nessuno. Gli anni Settanta scivolano via portando con sé nuovi paradigmi: forme più morbide, cromature che cedono il passo alla plastica, interni sempre più ergonomici.

Così, quando la Peugeot 505 debutta nel 1979, moderna e squadrata, la casa del Leone immagina di scrivere un nuovo capitolo della saga coupé. E ancora una volta, guarda verso Torino.

La grande assente

Il progetto prende vita nello stesso anno. Nasce così la Peugeot E27, una coupé sportiva 2+2 dalla linea fastback e taglio deciso, con portellone posteriore e fari gemellati – chiaro richiamo alle esigenze del mercato nordamericano, vera terra promessa per le Peugeot sportive. I paraurti, integrati nella carrozzeria, parlano il nuovo linguaggio della modernità. Nessun rimando alla 504, nessun family feeling: la E27 rompe con il passato per lanciarsi nel futuro.

Eppure, qualcosa non torna. Nonostante il progetto sia sviluppato internamente da Peugeot con probabili consulenze esterne, il nome di Pininfarina non compare da nessuna parte: né sul prototipo rosso vivo oggi conservato al Musée de L’Aventure Peugeot di Sochaux, né sul modello argentato realizzato per gli shooting. Una discrezione insolita, che alimenta ancora oggi dubbi e ipotesi sulla paternità del design.

Prestazioni da GT europea

Sotto al cofano, Peugeot immaginava due motorizzazioni pensate per conquistare i guidatori d’Oltreoceano: il collaudato V6 PRV da 2,7 litri, nella versione da 120 CV, e una più spinta da 2,2 litri turbo da 165 CV, capace di spingere la E27 oltre i 200 km/h. Una vera granturismo, insomma, destinata a un pubblico raffinato e ambizioso, tra Europa e Stati Uniti.

Ma proprio mentre il progetto sembrava avviato verso la produzione – l’uscita era pianificata per il 1983 – tutto si fermò. La congiuntura economica, le difficoltà del mercato e forse anche la prudenza del management decretarono la fine prematura di un’auto che non sarebbe mai diventata realtà.

La linea spezzata della bellezza

Con la E27 si chiude un’epoca. Dopo le gloriose 204, 304, 403, 404 e naturalmente 504 coupé e cabriolet, tutte nate con la firma Pininfarina, la tradizione delle Peugeot a due porte si interrompe.

Bisognerà attendere il 1997, e la magnetica 406 coupé, per tornare a vedere un Leone vestito d’Italia.

Oggi la E27 resta un oggetto del desiderio incompiuto. Una scultura aerodinamica in bilico tra due decenni, troppo avanti per piacere ai tradizionalisti, troppo discreta per lasciare il segno nel grande pubblico.

Ma per chi ama le storie dimenticate del motorismo d’autore, è un nome da sussurrare con rispetto. Come un’opera incompiuta, che ancora oggi affascina per ciò che avrebbe potuto essere.

Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.

Renzo Raimondi
Renzo Raimondi - Padre di famiglia fiero, grande appassionato di motori e auto storiche.

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