Lancia Flaminia Loraymo: la meteora che venne dallo spazio (e dal genio di Loewy).
Nel mondo delle automobili d’epoca ci sono vetture belle, rare, veloci. E poi ci sono le leggende. La Lancia Flaminia Loraymo, costruita nel 1960 in esemplare unico, appartiene di diritto a quest’ultima categoria: una fuoriserie dalla presenza scenica abbagliante, nata dall’incontro tra l’eleganza italiana e il genio visionario di uno dei più influenti designer del Novecento, Raymond Loewy.
Loewy, celebre per aver dato forma a icone della cultura popolare come il logo Shell, la bottiglia della Coca-Cola e il pacchetto Lucky Strike, non era nuovo all’automobile: aveva già firmato numerose creazioni per la Studebaker, e la sua passione per l’auto si mescolava al gusto per l’aerodinamica e il simbolismo industriale.
Quando si trasferì in Europa alla fine degli anni ’50, volle una macchina che incarnasse il suo stile: una Lancia Flaminia Coupé 2.5, all’epoca il top della gamma torinese, dotata del raffinato V6 progettato da Francesco De Virgilio. Ma Loewy non si accontentava di eleganza classica: voleva qualcosa di personale, unico, disruptive.
La carrozzeria: firma Motto, anima Loewy
Il telaio e la meccanica furono affidati alle cure di Rocco Motto, uno dei più apprezzati artigiani della carrozzeria torinese, mentre la parte estetica venne interamente ridefinita da Loewy: il risultato fu un’auto avveniristica, con linee tese, parabrezza fortemente inclinato, pinne posteriori quasi aerospaziali e una calandra a “bocca di squalo” che sembrava uscita da un’illustrazione di Popular Mechanics.
L’auto venne battezzata “Loraymo”, un gioco di lettere tra “Loewy Raymond” e “automobile”. La sua carrozzeria, verniciata in un delicatissimo grigio perla metallizzato, faceva da cornice a un abitacolo lussuoso, impreziosito da dettagli d’avanguardia per l’epoca, come i sedili anatomici, l’illuminazione indiretta e una strumentazione ispirata all’aeronautica.
Sotto il cofano, la firma di Nardi
Non solo stile: Enrico Nardi, noto preparatore e costruttore, si occupò di potenziare la meccanica, migliorando alimentazione, scarico e prestazioni generali del V6 Lancia, portando la Flaminia Loraymo a essere una vera GT dalle ottime doti stradali. Un esercizio di tecnica e stile, destinato a restare unico.
Una comparsa al Salone di Parigi
La Loraymo fu presentata al Salon de l’Automobile di Parigi nel 1960, lasciando tutti a bocca aperta. Non tanto per il blasone meccanico, già noto e apprezzato, quanto per l’estetica così fuori dagli schemi, figlia del design industriale americano ma innestata su una base meccanica europea e raffinata.
L’auto fu oggetto di articoli entusiastici ma anche di perplessità. In un’epoca in cui il pubblico cercava ancora proporzioni armoniche e discrezione borghese, la Loraymo era troppo avanti. Forse troppo “spaziale”, troppo personale. E così non se ne fecero repliche. Ma è proprio questa unicità a renderla oggi una delle più preziose e iconiche fuoriserie italiane mai costruite.
Il ritorno a Torino
Oggi la Lancia Flaminia Loraymo è custodita presso lo Stellantis Heritage Hub di Torino. Dopo un accurato restauro conservativo, ha ripreso a raccontare la sua storia nei saloni e nei concorsi più prestigiosi del mondo, come il Festival Car 2025, dove sarà esposta accanto ad altri capolavori del design e dell’ingegneria italiana.
Non è solo un’automobile. È un manifesto. Un’idea che prende forma. Il frutto raro di un’epoca in cui la creatività era più forte del marketing, e il sogno poteva davvero guidare la mano del progettista.
Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici; ringrazio Lancia Heritage per il materiale fotografico.


