Fiat Dino Berlinetta Speciale “Ginevra”: la seconda vita di un sogno firmato Pininfarina.
Nel mondo delle concept car esistono storie che parlano di intuizioni rimaste sospese nel tempo, di esercizi di stile destinati a scomparire dopo il clamore dei saloni. E poi esistono rare eccezioni, vetture che riescono a sopravvivere al proprio tempo diventando testimonianze vive di un’epoca creativa irripetibile.
La Fiat Dino Berlinetta Speciale “Ginevra” appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.
Nata come Fiat Dino Parigi nel 1967, questa straordinaria show car firmata Pininfarina visse una prima vita sotto forma di audace shooting brake presentata al Salone di Parigi. Solo sei mesi più tardi, però, la vettura venne profondamente reinterpretata per il Salone di Ginevra del 1968, assumendo un aspetto più vicino a una possibile produzione di serie.
Da quel momento iniziò la sua seconda esistenza, quella che oggi la rende una delle concept car più affascinanti e storicamente rilevanti mai realizzate sulla base della Dino.
Il tratto porta la firma di Paolo Martin, uno dei grandi protagonisti del design italiano, autore di capolavori come la Fiat 130 Coupé, la Rolls-Royce Camargue e la futuristica Ferrari 512 S Modulo.
Nella “Ginevra” il designer abbandona gli eccessi più visionari per seguire una filosofia rigorosamente aerodinamica: muso basso, fari semi-carenati, linea del tetto fluida e una coda tronca che anticipa lo stile shooting brake destinato a diventare popolare solo negli anni successivi.
Un equilibrio raro tra sperimentazione e concretezza, che rende questa vettura un unicum nel panorama delle show car degli anni Sessanta.
A rendere ancora più speciale questo esemplare è il suo stato di conservazione. La carrozzeria sfoggia ancora oggi il suo originale Rosso Dino, una tonalità quasi aranciata che Ferrari proponeva in quegli anni e che qui diventa elemento identitario della vettura. Non si tratta di una semplice vernice storica: è un riferimento autentico, mai rifatto, una testimonianza cromatica sopravvissuta intatta nel tempo, qualità rarissima per una concept car destinata inizialmente a una vita effimera.
Anche gli interni raccontano la stessa attenzione al dettaglio: la plancia nera traforata, i sottili poggiatesta dal gusto futuristico e le soluzioni stilistiche anticipatrici restituiscono l’atmosfera di un’epoca in cui il design automobilistico era terreno di ricerca pura.
Sotto il cofano pulsa poi il cuore più nobile della Dino, il V6 Ferrari da due litri sviluppato per la Formula 2 e condiviso con la Ferrari 206 GT, un elemento tecnico che lega indissolubilmente questo prototipo alla storia sportiva del Cavallino Rampante.
Dopo il Salone di Ginevra del 1968, Pininfarina conservò la vettura per oltre vent’anni, preservandola come parte della propria memoria creativa. Passata poi a un collezionista francese e successivamente negli Stati Uniti, la Dino Berlinetta Speciale è tornata a vivere negli ultimi anni partecipando ai più prestigiosi concorsi d’eleganza internazionali, da The Quail a Pebble Beach.
Nel 2024, il ritorno in Italia ha segnato un momento simbolico: al Concorso d’Eleganza Villa d’Este l’ASI l’ha premiata come Auto del Dopoguerra Meglio Conservata, riconoscendone l’eccezionale autenticità.
Oggi, in vista dell’asta di Amelia Island, questa Fiat Dino non rappresenta soltanto una rara concept car, ma un frammento intatto della stagione più fertile del design italiano.
Una vettura che ha vissuto due vite, senza mai perdere la propria identità, e che continua a raccontare — con la sua patina e la sua integrità — quanto sia prezioso conservare la memoria dell’automobile.

Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.



