Opel e i suoi traguardi: tre automobili per raccontare la crescita di un marchio.

Opel e i suoi traguardi: tre automobili per raccontare la crescita di un marchio.

La storia dell’automobile non si racconta soltanto attraverso i modelli più celebri o le vetture più veloci. A volte sono i numeri di produzione a segnare le tappe più significative della crescita di un costruttore.

Nel caso di Opel, alcuni di questi momenti sono stati celebrati con automobili che oggi raccontano tre diverse epoche della storia industriale europea.

Il primo traguardo risale al marzo del 1906, quando dalla fabbrica di Rüsselsheim uscì la millesima vettura prodotta dalla casa tedesca.

Era una Opel 16/18 HP System Darracq, una delle automobili di fascia medio-alta della gamma Opel dei primi anni del Novecento.

Questa vettura condivideva il telaio con altri modelli della casa, come le 12 HP e 14 HP, con una struttura chiusa da pannelli metallici nella parte inferiore che costituivano il pianale. Le sospensioni erano quelle tipiche dell’epoca, con assali rigidi e molle a balestre semiellittiche anteriori e posteriori.

Il motore a quattro cilindri, capace di sviluppare 18 cavalli, derivava dalla più potente 20/22 HP lanciata l’anno precedente. Non mancavano soluzioni considerate raffinate per l’epoca, come la lubrificazione forzata tramite pompa azionata dal motore e la distribuzione con asse a camme.

La trasmissione utilizzava un albero cardanico, mentre la frizione era del tipo a cono rivestito in pelle. Il cambio era a tre marce. La 16/18 HP fu prodotta dal 1904 al 1906.


L’Olympia e l’automobile che viaggiò in dirigibile

Trent’anni più tardi, nel 1936, Opel celebrò un traguardo ben più significativo: la 500.000ª automobile prodotta.

La vettura scelta per festeggiare l’evento fu la Opel Olympia, un modello destinato a diventare una pietra miliare dell’industria automobilistica tedesca. L’Olympia fu infatti la prima automobile tedesca costruita in grande serie con carrozzeria portante in acciaio, una soluzione che rappresentava un importante passo avanti nella costruzione delle vetture di grande serie.

Fino al 1937 la Olympia era equipaggiata con un motore 1.300 da 29 cavalli, mentre l’anno successivo arrivò il propulsore 1.500 da 37 cavalli che le consentiva di raggiungere i 110 km/h. La versione 1.3 fu prodotta in oltre 81.000 esemplari, mentre la 1.500 superò le 87.000 unità prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale.

Per celebrare il traguardo delle 500.000 vetture, Opel mise in scena una delle operazioni promozionali più sorprendenti dell’epoca: la Olympia venne caricata nel dirigibile LZ 129 Hindenburg e trasportata fino a Rio de Janeiro, diventando simbolicamente la prima “automobile volante” della storia.


La Kapitän e la Opel numero due milioni

Il terzo capitolo di questa storia arriva nel dopoguerra.

Il 9 novembre 1956 dalla linea di montaggio di Rüsselsheim uscì la duemilionesima Opel prodotta dal 1899. Per celebrare questo risultato venne realizzata una speciale Opel Kapitän 1956 verniciata in oro.

La quinta serie della Kapitän, introdotta nel 1955, rappresentava l’evoluzione di una delle grandi berline della casa tedesca. Si distingueva per alcuni aggiornamenti estetici, come la nuova calandra ovale con sottili listelli orizzontali, che sostituiva la caratteristica “bocca di squalo” della serie precedente.

Sotto il cofano trovava posto un sei cilindri da 75 cavalli abbinato a un cambio a tre marce completamente sincronizzato. In seguito sarebbe arrivata anche una quarta marcia lunga.

Accanto alla versione standard fu introdotto anche un allestimento più lussuoso denominato “L”, caratterizzato da una maggiore presenza di inserti cromati, due sedili anteriori separati al posto della tradizionale panchetta e un impianto di riscaldamento migliorato.

Tra il 1953 e il 1957 la Kapitän fu prodotta in oltre 92.000 esemplari.


Tre automobili molto diverse tra loro — la pionieristica 16/18 HP, l’innovativa Olympia e la elegante Kapitän — ma tutte legate da un filo comune: raccontare la crescita di Opel da giovane costruttore dei primi anni del Novecento a grande industria automobilistica europea.

Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.

Renzo Raimondi
Renzo Raimondi - Padre di famiglia fiero, grande appassionato di motori e auto storiche.

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