La piccola belva dello Scorpione torna a ruggire: all’asta l’Abarth 1000 GT di Bruce McLaren.

La piccola belva dello Scorpione torna a ruggire: all’asta l’Abarth 1000 GT di Bruce McLaren.

Nel mondo delle corse esistono auto che vincono. E poi esistono quelle che dimostrano, una volta per tutte, che il genio può battere la cilindrata.
La Abarth 1000 GT Bialbero appartenuta e guidata da Bruce McLaren appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

La piccola, graffiante creatura nata dalla mente di Carlo Abarth tornerà protagonista il 5 e 6 marzo sul prestigioso palcoscenico di Amelia Island Auctions, dove sarà proposta da Gooding Christie’s con una stima compresa tra 350.000 e 425.000 dollari.

Una cifra importante, certo. Ma qui non si compra solo un’auto: si acquisisce un frammento autentico della storia del motorsport.


La rivoluzione secondo lo Scorpione

Fin dagli anni Cinquanta, la filosofia Abarth era chiara: leggerezza, efficienza, intelligenza progettuale. Non servivano motori giganteschi per vincere — bastava far lavorare ogni componente al limite della perfezione.

Dalle derivate Fiat 600 nacque una dinastia di piccole GT capaci di dominare le categorie di piccola cilindrata. Il culmine arrivò con la 1000 GT Bialbero, che nel 1960 valse ad Abarth persino il Compasso d’Oro.

Sotto la carrozzeria in alluminio — leggera e affilata — batteva il quattro cilindri da 982 cm³ tipo 229 progettato da Gioacchino Colombo, il celebre padre del V12 Ferrari. Grazie alla testata bialbero in lega e ai Weber 40 DCOE, la potenza raggiungeva i 95 CV.

Numeri che oggi possono sembrare contenuti, ma che — su appena 575 kg — significavano:

  • 0-100 km/h in 7,4 secondi
  • 211 km/h di velocità massima

Una vera fionda da pista.


Sebring 1962: quando McLaren fece la differenza

L’esemplare oggi all’incanto, telaio 1128948, venne completato alla fine del 1961 ed entrò subito nella squadra di Briggs Cunningham per la stagione 1962.

Tre le vetture acquistate, affidate a piloti destinati a lasciare il segno: Roger Penske, Walt Hansgen e, appunto, Bruce McLaren.

Fu proprio il giovane neozelandese, al volante della numero 8, a firmare l’impresa più memorabile alla 3 Ore di Sebring, imponendosi al termine di un duello acceso con Stirling Moss, in gara su Austin-Healey Sprite.

Una vittoria che contribuì in modo decisivo al titolo mondiale GT 1962 conquistato dallo Scorpione.


Dall’oblio alla rinascita

Dopo la stagione ufficiale, la Bialbero passò al pilota Bob Ennis, continuando a correre nelle competizioni SCCA fino al 1965. Poi, come spesso accade alle grandi protagoniste, il silenzio.

Riemersa anni dopo in Oregon, venne individuata dallo storico Abarth Greg Paris e riportata allo splendore originario grazie a un restauro meticoloso commissionato dal collezionista Mark Gessler, con il corretto motore tipo 229 (n. 089).

La rinascita fu celebrata nel 2002 al Pebble Beach Concours d’Elegance, dove l’auto conquistò la propria classe.


Un piccolo gigante pronto a cambiare garage

Oggi, a più di sessant’anni dalle sue imprese, questa Abarth torna sotto i riflettori con la stessa compattezza aggressiva di allora.

Non è solo una GT leggera.
Non è solo un’auto vincente.

È la dimostrazione vivente di un’epoca in cui il motorsport era fatto di intuizioni geniali, coraggio e uomini capaci di trasformare piccole cilindrate in grandi leggende.

E da qualche parte, viene da pensarlo, lo Scorpione è ancora pronto a colpire.

Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici; fotografie di Gooding Christie’s, che ringrazio!

Renzo Raimondi
Renzo Raimondi - Padre di famiglia fiero, grande appassionato di motori e auto storiche.

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