Il Drago che insegnò al mondo a sognare: addio a Sandro Munari.

Il Drago che insegnò al mondo a sognare: addio a Sandro Munari.

Ci sono piloti che vincono. E poi ci sono quelli che cambiano per sempre il modo di guardare una disciplina. Sandro Munari appartiene senza esitazione alla seconda categoria.

Con la sua scomparsa a 85 anni, il mondo dei rally perde non solo un campione straordinario, ma l’uomo che più di ogni altro ha contribuito a costruire il mito moderno della specialità.

Il “Drago” non è stato semplicemente il migliore degli anni Settanta: è stato il primo vero interprete totale del rally, quando ancora tutto era da inventare e da domare.


Dalle nebbie del Polesine alla leggenda

Nato a Cavarzere nel marzo del 1940, Munari arriva alle corse quasi in punta di piedi. Prima i kart, poi il sedile di destra accanto ad Arnaldo Cavallari, quindi la decisione — coraggiosa e decisiva — di mettersi al volante.

Fu una scelta che cambiò la storia del rallismo italiano.

Il talento naturale, unito a una sensibilità di guida fuori dal comune, emerse subito. Ma ciò che colpiva davvero era la sua capacità di “sentire” la strada, qualità rarissima in un’epoca in cui i rally erano avventura pura, fatta di notti gelide, fondi impossibili e meccaniche messe a dura prova.


La Fulvia e la nascita del mito

Il nome di Munari resta indissolubilmente legato alla Lancia Fulvia, la “Fulvietta” che nelle sue mani divenne molto più di una semplice trazione anteriore.

Con la Fulvia HF arrivarono le prime grandi affermazioni, fino al capolavoro destinato a entrare nella storia: il trionfo al Rally di Monte Carlo del 1972 insieme al fidato Mario Mannucci.

Fu una vittoria epocale.
Per la prima volta un italiano conquistava il Montecarlo.
Per la prima volta il mondo capì davvero chi fosse il Drago.


Stratos: quando il rally diventò leggenda

Se la Fulvia lo rivelò, la Lancia Strato’s lo rese immortale.

La berlinetta progettata specificamente per i rally trovò in Munari il suo interprete perfetto: preciso, spettacolare, incredibilmente efficace.

Con la Strato’s arrivarono sette vittorie nel Campionato del Mondo Rally e la Coppa FIA Piloti Rally del 1977.

Erano anni in cui i rally profumavano di epopea, e Munari ne era il cavaliere più lucido. Non guidava soltanto: disegnava traiettorie. Non attaccava soltanto: costruiva vittorie.


Un campione a tutto tondo

Ridurre Munari al solo rally sarebbe ingiusto. Il veneto seppe brillare anche nelle gare di durata e in circuito, conquistando — tra l’altro — la Targa Florio del 1972 in coppia con Arturo Merzario sulla Ferrari 312 PB.

Segno di una versatilità oggi sempre più rara.


Oltre i numeri, l’eredità

I numeri raccontano molto: sette vittorie iridate, un Montecarlo storico, la Coppa FIA.

Ma non raccontano tutto. Non raccontano l’eleganza con cui affrontava le prove speciali. Non raccontano il sangue freddo nelle notti più dure. Non raccontano l’orgoglio con cui ha portato la Lancia sul tetto del mondo.

Sandro Munari ha fatto qualcosa di più raro delle vittorie: ha acceso l’immaginario di generazioni di appassionati. Ha trasformato il rally da disciplina per specialisti a racconto epico fatto di uomini, macchine e coraggio.

Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.

Renzo Raimondi
Renzo Raimondi - Padre di famiglia fiero, grande appassionato di motori e auto storiche.

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