1000 Miglia Warm Up Switzerland: sulle strade dell’incanto, la regolarità parla inglese.

1000 Miglia Warm Up Switzerland: sulle strade dell’incanto, la regolarità parla inglese.

C’è una Svizzera che sa sorprendere. Non solo quella ordinata, rigorosa e silenziosa, ma anche quella che si accende di passione, romba con stile e accoglie con eleganza. È la Svizzera attraversata da 31 equipaggi, protagonisti della quarta edizione del 1000 Miglia Warm Up Switzerland, andata in scena dal 6 all’8 giugno. Circa 660 chilometri tra montagne, laghi e borghi fuori dal tempo, dove l’orologio non scandisce solo i secondi, ma la regolarità.

A conquistare il gradino più alto del podio sono stati Keith Roberts e Douglas Butt, impeccabili al volante di un’autentica leggenda: un’Alfa Romeo 6C 1750 GS Zagato del 1932. Per loro, oltre al trofeo, anche il lasciapassare per la 1000 Miglia 2026.

Sul podio, anche due equipaggi britannici dal cuore d’oro e la meccanica perfetta: Adrian e Alison Martin su MG TB del 1939, seguiti da Paul ed Ed Riddle su una splendida Jaguar XK140 OTS del 1956.

La manifestazione ha preso il via giovedì a Neuchâtel, con un’accoglienza calda e un’atmosfera familiare che ha subito messo tutti a proprio agio.

La giornata inaugurale è stata dedicata a una sessione formativa sulle tecniche delle gare di regolarità italiane: una sorta di “scuola del tempo” che ha aiutato i neofiti a comprendere i segreti di una disciplina fatta di precisione, nervi saldi e complicità d’equipaggio.

Venerdì, il via ufficiale da Place des Halles, cuore pulsante di Neuchâtel, ha aperto le danze di un itinerario suggestivo. Prima tappa, Saint-Ursanne, gioiello medievale incastonato tra le curve del fiume Doubs.

Poi, una rapida incursione in territorio francese, prima del ritorno in Svizzera, con passaggi tra Champ-du-Moulin ed Estavayer-le-Lac, perla affacciata sul lago omonimo, dove storia, architettura e natura si intrecciano. La giornata si è conclusa tra le pareti seicentesche dell’Hôtel DuPeyrou, dove tra i profumi della cucina locale e il tintinnio dei calici, si è brindato al piacere di esserci.

Sabato, nuova partenza scenografica dal Castello di Neuchâtel, sentinella di pietra che guarda il lago dal XII secolo. Le auto hanno poi raggiunto Friburgo, attraversando – in via del tutto eccezionale – un ponte normalmente riservato ai mezzi pubblici: un piccolo privilegio riservato a chi sa fare della lentezza una virtù.

Ma il vero cuore sportivo della giornata è stato il pranzo in quota al Griesalp, dopo una salita che è leggenda: la più ripida d’Europa, aperta al traffico, tra tornanti che sembrano disegnati a mano. Il pomeriggio ha poi regalato adrenalina e tecnica sul circuito di Stockental, ex area militare riconvertita in centro guida, dove il cronometro ha ripreso a dettare legge.

Domenica, gran finale con partenza da Place du Port, di nuovo a Neuchâtel. L’ultimo atto si è svolto lungo le rive del Lago di Bienne, tra riflessi d’acqua e colline poetiche, in un arrivederci che sapeva di promessa: quella di ritrovarsi ancora, dove le strade raccontano e le auto, con discrezione e stile, ascoltano.

Perché la 1000 Miglia, anche nella sua versione svizzera, non è solo una corsa. È un racconto. E quest’anno, ha avuto un accento tutto britannico.

Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.

Renzo Raimondi
Renzo Raimondi - Padre di famiglia fiero, grande appassionato di motori e auto storiche.

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