Autobianchi A111: la piccola innovativa che ebbe poca fortuna.

Autobianchi A111: la piccola innovativa che ebbe poca fortuna.

Foto d'archivio AutobianchiPer festeggiare degnamente i 60 anni della Autobianchi oggi vi propongo la storia della A111.

Proprio in questi giorni è ricorso l’anniversario della nascita dell’Autobianchi, infatti è stata fondata l’11 gennaio del 1955.

Nata dalla costola della Bianchi, famosissimo produttore di biciclette, moto ed anche vetture, con sede a Desio, nel milanese. La nuova società, nata esclusivamente per dedicarsi alla produzione di automobili, vedeva coinvolti altri due soggetti del mondo dell’auto Italiana: la FIAT e la Pirelli. L’Autobianchi produceva le sue vetture con l’aiuto della FIAT, che così poteva saggiare nuove strade tecniche, mentre la Pirelli aveva ottenuto un nuovo cliente importante vista la vasta produzione di veicoli della Bianchi.

Ma torniamo alla protagonista del nostro articolo: siamo nel 1969 quando e Autobianchi presenta al pubblico la nuova A111 e lo scopo di sostituire la fortunata Primula.

Il progetto, ad opera di Dante Giacosa, contrappone una linea tradizionale ad una meccanica innovativa per il gruppo FIAT, di cui fa parte Autobianchi. La linea, a dire il vero, risulta anonima, semplice e squadrata, e – si direbbe –   volutamente tradizionale, con l’intento di non spaventare i potenziali clienti presentando linee troppo audaci: provate a far disegnare ad un bambino un’automobile e quasi sicuramente, vi disegnerà un profilo del tutto simile a quello della A111.

Il progetto, in origine denominato 123, nacque per dare una sostituta alla FIAT 1300/1500, ma la dirigenza del Lingotto, all’epoca, preferì non stravolgere il nuovo modello sul piano tecnico e accantonò questo progetto per procedere con lo sviluppo di quella che sarà la più tradizionale 124: a trazione posteriore.

Nel 1967, mentre si procedevano negli studi per la realizzazione della futura A112, la direzione dell’Autobianchi ritenne di dover sostituire la “Primula” con una vettura a carrozzeria a tre volumi. Fu scelto dunque di recuperare il modello di stile eseguito per la “123” ritoccandolo per poter utilizzare anche componenti destinati ad altre vetture dello stesso gruppo torinese.

La A111 aveva dunque una meccanica con elementi al passo con i tempi (motore anteriore trasversale, sospensioni anteriori a ruote indipendenti, ammortizzatore di sterzo, impianto frenante a dischi sulle quattro ruote e servofreno, ventola radiatore elettrica) ed elementi convenzionali (retrotreno ad assale rigido con molle a balestra e cambio a soli 4 rapporti anche se sincronizzati).

Il lancio commerciale fu sostenuto dalla cosi detta “prova clienti”. Un’iniziativa che permetteva a chiunque di recarsi in un concessionario Autobianchi e poter provare, gratuitamente, la nuova A111 per una mezza giornata, senza limitazione di chilometraggio (cosa difficile da ottenere ancora oggi).

Per il pianale fu ripreso quello della Primula coupé S con alcune varianti e  migliorie quali: il servofreno, l’ammortizzatore di sterzo ed un motore di cilindrata aumentata a 1400 cc. Molto curate erano le finiture interne, in cui nessuna parte della carrozzeria fu lasciata scoperta. La tappezzeria interna poteva essere in panno, sky o, sky con inserto centrale in panno; inserti in legno a tutta lunghezza sulla plancia, pavimento rivestito in moquette e bracciolo centrale ribaltabile tra i sedili posteriori, ed anche il rivestimento completo del vano bagagli.

Una nota di classe era data dalla presenza, in basso, vicino alla leva del cambio, di un portasigarette apribile e dei posacenere anche per i posti posteriori, nonché di un gancio appendi borsa sul pannello della portiera destra: una civetteria dedicata al gentil sesso. Altra finezza era la presenza di una luce d’ingombro rossa sui battenti delle portiere anteriori, mentre per quelle posteriori si utilizzò un semplice catarifrangente.

La meccanica della A111 prevedeva un motore a 4 cilindri, disposto trasversalmente, con albero a camme nel basamento di 1438cm³ da 70cv DIN, che poi era lo stesso della ”Fiat 124 Special, accoppiato ad un cambio manuale a quattro marce sincronizzate per una velocità massima dichiarata di 155 km/h circa, dato prudenziale, perché in realtà raggiungeva agilmente i 160km/h. Particolare, la presenza della frizione a comando idraulico al fine di migliorare il confort e ridurre l’ingombro del meccanismo nel vano motore.

Nel 1970 venne presentata la seconda serie, che si discostava dalla prima per dei leggeri miglioramenti quali: gruppi ottici posteriori raddoppiati (rendendo il posteriore un po’ più personale), l’estensione delle finiture in legno anche alle portiere, plancia ritoccata e dotata di un nuovo volante, prelevato dalla Fiat 125, leggero arretramento della leva di comando del cambio, spostamento della centralina fusibili, paraurti con inserto in gomma a tutta lunghezza che comportava l’eliminazione dei rostri respingenti, sia all’anteriore che al posteriore.

La produzione della A111 terminò nel 1972, anche se le immatricolazioni proseguirono fino all’anno successivo, e non venne più sostituita con altri modelli: la FIAT decise di sacrificarla per lasciare campo libero alla nuova Lancia Beta.

Della A111 furono costruiti circa 57.124 esemplari in soli tre anni di produzione.

Fu un vero peccato, perché la vettura aveva delle buone doti dinamiche: ottima stradista in autostrada, dove poteva tenere agevolmente i 135/140 km/h, nonché sul misto, in montagna e sulla neve, grazie alla trazione anteriore; ma soprattutto era una vettura ben fatta e ben accessoriata, che strizzava l’occhio a chi cercava un’automobile dalla forma rassicurante e dai contenuti eleganti.

Pur presentando di queste indubbie qualità, oggi, non è ricercata dai collezionisti tanto che è molto difficile vederne qualche esemplare ai raduni. Un vero peccato!

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Renzo Raimondi
Renzo Raimondi - Padre di famiglia fiero, grande appassionato di motori e auto storiche.

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1 Comment
  1. Se per una vettura si può dire …. una delizia !!

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