Sessant’anni di ASI tra motori, arte e memoria: il Garda celebra la storia del motorismo italiano.
Da Bardolino al Vittoriale degli Italiani, un viaggio tra cultura, passione e identità
Ci sono anniversari che celebrano una data. E poi ce ne sono altri che riescono a raccontare un’intera civiltà.
I sessant’anni di ASI appartengono senza dubbio a questa seconda categoria. Perché dietro sei decenni di storia non ci sono soltanto automobili, motociclette o imbarcazioni d’epoca. C’è il racconto dell’Italia che ha saputo trasformare il motore in cultura, il design in identità e la passione in patrimonio collettivo.
Sabato 16 maggio, le celebrazioni per il sessantesimo anniversario dell’Automotoclub Storico Italiano hanno preso vita sulle due sponde del Lago di Garda, in un doppio evento capace di unire memoria, arte, territorio e motorismo storico in una giornata dal forte valore simbolico ed emotivo.
Da una parte Bardolino, luogo in cui il 25 settembre 1966 venne firmato l’atto costitutivo dell’ASI attraverso l’unione del Veteran Car Club d’Italia e della Federazione Italiana Auto e Moto d’Epoca.
Dall’altra Vittoriale degli Italiani, la straordinaria dimora-museo di Gabriele d’Annunzio, simbolo assoluto di quell’estetica della velocità che avrebbe influenzato il Futurismo e il mito moderno dell’automobile.
La giornata è iniziata proprio a Bardolino, dove le strade del centro storico si sono trasformate in un elegante museo a cielo aperto. Auto, moto e imbarcazioni storiche hanno riempito il lungolago e il porto cittadino, restituendo al pubblico immagini capaci di attraversare il tempo.
Tra le presenze più suggestive il veliero San Nicolò, varato proprio a Bardolino nel 1925 e insignito della prestigiosa Targa Oro ASI, testimonianza concreta di quanto il motorismo storico sappia dialogare anche con la tradizione nautica italiana.
L’atmosfera dell’evento si è arricchita con l’inaugurazione della mostra di modellismo ospitata a Palazzo Gelmetti, dedicata alle straordinarie creazioni artigianali di Dino Spiritelli, e con lo svelamento della targa commemorativa dedicata alla nascita dell’ASI, alla presenza del sindaco Daniele Bertasi e della Consigliera Regionale Elisa De Berti.
Momento particolarmente apprezzato anche la conferenza al Teatro Corallo di Lorenzo Ardizio, che ha accompagnato il pubblico in un viaggio nell’evoluzione dello stile automobilistico, raccontando come il design italiano abbia saputo trasformare la tecnica in arte.
Ma è sulle rive bresciane del Garda che la celebrazione ha assunto un respiro quasi poetico.
Al Vittoriale degli Italiani, oggi guidato da Giordano Bruno Guerri, il mondo del motorismo storico si è fuso con la cultura, il teatro e il Futurismo in una scenografia dal fascino irripetibile.
Tra auto, moto e imbarcazioni degli anni Venti e Trenta è stata inaugurata la mostra “Futurismo e mito della velocità”, curata da Roberto Basso, mentre la performance teatrale “Inclinata progreditur. Dialogo con un’automobile”, interpretata da Carlo Vanoni e Francesca Cavallin, ha trasformato l’automobile in racconto, simbolo e linguaggio artistico.
Ed è stato impossibile non percepire quanto profondo fosse il legame tra Gabriele d’Annunzio e il mondo dei motori.
Per il Vate, infatti, l’automobile rappresentava molto più di una macchina: era modernità, energia, slancio eroico, tensione verso il futuro. Fu lui stesso, non a caso, a trasformare il termine “automobile” dal maschile al femminile, intuendone quasi un’anima.
Le parole del Presidente Alberto Scuro hanno sintetizzato perfettamente il senso più autentico di questa celebrazione:
“Sessant’anni non rappresentano soltanto un anniversario. Rappresentano una storia collettiva fatta di passione, cultura, tutela e identità italiana”.
Una frase che racchiude il significato più profondo dell’ASI. Perché in sessant’anni l’Automotoclub Storico Italiano non ha semplicemente conservato veicoli d’epoca. Ha custodito memoria industriale, creatività italiana, artigianato, design, sport, ricerca tecnica e costume sociale.
Ha custodito, in fondo, una parte della nostra storia.
E forse il momento più simbolico dell’intera giornata è stato proprio quello finale, al Vittoriale, quando il teatro ha dialogato con l’automobile. Perché il motorismo storico, quando riesce davvero a raccontarsi, smette di essere semplice collezionismo e diventa cultura viva.
Un racconto che continua a muoversi, emozionare e unire generazioni diverse attorno allo stesso battito di passione.
Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.



