Quando l’asfalto profumava di Opel: 50 anni di Ascona B e Manta B.
Estate 1975. Mentre in Europa si ballava ancora al ritmo dei Bee Gees e il cinema celebrava l’avventura con “Lo Squalo” di Spielberg, in Germania prendevano forma due auto destinate a diventare icone di un’epoca: Opel Ascona B e Opel Manta B.
Due nomi, un unico spirito: offrire piacere di guida, spazio per la famiglia e una punta di sportività accessibile, cucita su misura per chi sognava la velocità anche nel parcheggio del supermercato.
La seconda generazione di questi modelli non fu solo un aggiornamento: fu un vero e proprio salto di qualità. Nel settembre del 1975, al Salone di Francoforte, la Ascona B e la Manta B si mostrarono al pubblico come due facce della stessa medaglia: la berlina solida ed elegante da un lato, la coupé filante e sportiva dall’altro.
Sotto la carrozzeria, la base era la stessa, ma sopra… era tutta una questione di stile e di anima.
Ascona B: la famiglia viaggia comoda
Quando arrivò, la Ascona B colmò il vuoto tra la più compatta Kadett e la più imponente Rekord. Più lunga, più larga e con un passo allungato di quasi 9 centimetri rispetto alla prima serie, la nuova Ascona mise d’accordo chi cercava comfort, abitabilità e una linea moderna, più filante e razionale. Il design, pulito e funzionale, parlava il linguaggio Opel di quegli anni: linee dritte, superfici vetrate più ampie, linea di cintura bassa.
Una macchina “onesta”, come si diceva allora: concreta, silenziosa, robusta, ma capace di sfoggiare dettagli di qualità come i sedili interamente in schiuma e lo spazio abbondante per gambe e spalle.
A stupire non fu solo l’abitacolo spazioso: anche l’aerodinamica giocò un ruolo da protagonista. Nonostante la carrozzeria più grande, i tecnici Opel riuscirono a ridurre la resistenza all’aria e persino la rumorosità, segno che già allora a Rüsselsheim sapevano come combinare linee tese ed efficienza.
Manta B: la sportiva che fece sognare
Se la Ascona B era la berlina di famiglia, la Manta B era la coupé che strizzava l’occhio ai più giovani. Condivideva lo stesso pianale e buona parte della meccanica, ma la forma era tutta un’altra storia: cofano lungo, linea affusolata, fari rettangolari e roll-bar integrato per una sicurezza passiva inusuale per l’epoca.
Dentro, la Manta B non nascondeva le sue ambizioni: volante sportivo, cruscotto ricco di strumenti e sedili avvolgenti la rendevano più di una semplice coupé da passeggio. Specialmente nelle versioni più pepate, come la Manta GT/E, lanciata nel 1975 come risposta Opel alle rivali sportive di maggior blasone. Vernice opaca sul cofano, cromature ridotte al minimo, cerchi sportivi e sospensioni irrigidite: la Manta GT/E divenne subito un simbolo per chi sognava i cordoli di un circuito, ma aveva bisogno di un’auto per andare a lavoro.
Con i suoi 105 cavalli (77 kW) e una punta di 185 km/h, la GT/E teneva testa a modelli più potenti e più costosi, dimostrando che la sportività non era una questione di cilindrata esagerata, ma di equilibrio, peso contenuto e assetto studiato.
Quando “400” significava rally
Per chi non si accontentava della strada, Opel aveva pronta la carta segreta: la leggendaria sigla 400. Nel 1979, nacque la Opel Ascona 400, un vero e proprio missile costruito per dominare nei rally.
Sotto il cofano, un 2.4 litri bialbero da 144 cavalli nella versione stradale, ma capace di arrivare a 260 CV nella versione da gara. Non era un’auto per tutti: era una macchina pensata per vincere. E vinse davvero, quando nel 1982 Walter Röhrl portò la Ascona 400 al titolo mondiale rally, ultima regina a trazione posteriore a riuscire nell’impresa.
Il testimone passò subito alla Manta 400, presentata nel 1981. La coupé di Rüsselsheim, con la stessa meccanica di base, continuò a far tremare le strade dei campionati nazionali e internazionali, fino a quando nel 1983 Erwin Weber in Germania e Guy Fréquelin in Francia la portarono sul gradino più alto del podio.
Un’eredità che parla ancora oggi
La Manta B rimase sul mercato fino al 1988, diventando la Opel più longeva di sempre, prima di lasciare idealmente spazio a un’altra coupé che avrebbe fatto parlare di sé: la Calibra, svelata nel 1989 con un coefficiente di resistenza aerodinamica record di 0,26. Un vero omaggio all’ossessione Opel per l’efficienza, la velocità e il design filante.
Oggi, guardando una Manta B parcheggiata a un raduno, è impossibile non sorridere. Sotto quella linea pulita c’è tutto un modo di intendere l’automobile: pratica, ma con un cuore sportivo, costruita per far viaggiare famiglie intere e piloti in erba, sulle strade di tutti i giorni come sui tornanti di un rally.
E mentre l’eredità di quegli anni continua nelle forme moderne della Opel Astra, con le sue versioni ibride ed elettriche, non si può non riconoscere quanta strada parta proprio da lì: da un’estate del 1975, quando due auto tedesche dimostrarono che i sequel, a volte, sanno battere gli originali.
Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici; ringrazio Stellantis Heritage per il materiale.



