Michelin in Italia: nel 1906 guardando Torino, oggi guardando il mondo.
Quando Michelin decide di attraversare le Alpi e mettere radici fuori dalla Francia, sceglie l’Italia.
E non è una scelta casuale.
È il 1906 quando a Torino, città che sta imparando a chiamarsi capitale dell’automobile, viene inaugurato lo stabilimento Dora.
Attorno, tra il 1899 e il 1907, operano oltre trenta fabbriche di automobili: un ecosistema industriale in pieno fermento, il luogo ideale per produrre pneumatici destinati a cambiare il modo di muoversi.
In realtà, la storia italiana di Michelin era iniziata qualche anno prima, nel maggio 1901, con l’apertura a Milano dell’Agenzia Italiana per la vendita dei pneumatici Michelin. Ma è con la fabbrica che il legame diventa profondo, strutturale, destinato a durare.
Il 13 luglio 1907, dallo stampo di cottura dello stabilimento Dora, esce il primo pneumatico Michelin prodotto in Italia. Un oggetto che oggi potremmo definire umile, ma che allora rappresentava progresso, affidabilità, futuro.
Era marchiato Bibendum, simbolo già riconoscibile e carismatico, e accompagnava lo sviluppo dei mezzi a motore in un Paese che stava imparando a correre.
Per anni Torino Dora diventa una sorta di laboratorio avanzato del gruppo Michelin. Qui nasce, addirittura prima che a Clermont-Ferrand, la produzione di pneumatici per scooter.
Sempre qui prende forma una moderna riorganizzazione della logistica interna, con l’introduzione su larga scala di carrelli elevatori a forche e di nuovi sistemi di magazzinaggio a palette: soluzioni che oggi diamo per scontate, ma che allora erano autentiche innovazioni.
Dopo la Prima guerra mondiale, la produzione cresce. Cresce però anche la complessità.
I pneumatici per autocarri richiedono venti e più tele tessili, e il piccolo cotonificio annesso allo stabilimento torinese non riesce più a sostenere i volumi necessari. All’orizzonte si intravede una motorizzazione di massa, e Michelin capisce che non basta adattarsi: serve ripensare radicalmente la struttura produttiva.
Nasce così una nuova visione, che guarda oltre Torino.
Nel 1927 prende vita il secondo stabilimento italiano, a Trento. La scelta è figlia del tempo e della politica industriale: una legge del Governo italiano incentiva l’insediamento produttivo nelle regioni da poco annesse al Regno, territori segnati da un’economia fragile ma ricchi di potenziale.
Lì, lungo l’Adige, non mancano acqua, energia e manodopera. Non è un caso se, negli stessi anni, Pirelli sceglie Rovereto e Lancia Bolzano.
Le operazioni preliminari erano iniziate già nel 1924, con accordi e acquisizioni nell’area compresa tra la ferrovia e il fiume, a pochi passi dal centro di Trento. Un nuovo capitolo industriale stava prendendo forma, intrecciando sviluppo locale e strategia globale.
Oggi Michelin guarda il mondo da una prospettiva completamente diversa, globale, interconnessa, tecnologica.
Ma quella scelta del 1906 – guardare Torino per capire il futuro – resta una delle più lucide e decisive della sua storia.
Perché in quelle fabbriche, tra telai, tele e pneumatici, non si producevano solo gomme: si costruiva l’idea stessa di mobilità moderna in Italia.
Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.


