Le Mans, 26 maggio 1923: nasce la leggenda delle 24 Ore.
Era il 26 maggio 1923 quando, sul Circuit de la Sarthe, andò in scena qualcosa di mai visto prima: un’intera giornata di corsa ininterrotta, dalle ore 16 del sabato fino alle 16 della domenica. I piloti schierati su un lato della pista, le auto sull’altro.
Al via, la bandiera francese diede il segnale: fu una corsa verso le vetture, poi subito via in un inferno meccanico e umano che avrebbe scritto una delle pagine più leggendarie della storia dell’automobilismo. Quel giorno nacque la 24 Ore di Le Mans, la più massacrante, affascinante e iconica tra le gare di endurance del mondo.
Una sfida contro il tempo (e contro sé stessi)
Le Mans non è una semplice corsa. È un duello epico contro la fatica, l’affidabilità, la notte, la pioggia e, soprattutto, il tempo. Sul suo tracciato di oltre 13 chilometri – tra curve leggendarie come Mulsanne, Arnage, Porsche e quel lunghissimo rettilineo Hunaudières – si sono consumati drammi, trionfi e innovazioni che hanno trasformato l’automobilismo per sempre.
Fino al 1970 si correva anche da soli o in coppia: solo dopo si introdusse l’obbligo di almeno tre piloti per vettura. E non a caso: resistere 24 ore di fila su quel tracciato è uno sforzo titanico, per l’uomo e per la macchina.
Dalla partenza “alla Le Mans” alla sicurezza moderna
A Le Mans, in origine, si correva con una delle partenze più spettacolari e pericolose della storia. I piloti scattavano a piedi verso le auto, avviavano il motore e partivano subito, spesso senza allacciarsi le cinture di sicurezza pur di guadagnare tempo. Questo portò a incidenti, anche tragici, come quello che costò la vita a John Woolfe nel 1969, portando infine all’abbandono di quella spettacolare ma incauta tradizione.
Fu proprio Le Mans, nel 1955, a vivere il disastro più grave nella storia del motorsport: una collisione tra una Mercedes 300 SLR e un’Austin-Healey causò la morte di 83 spettatori e oltre 120 feriti. Un evento che segnò profondamente la gara, ma che non riuscì a spegnerne lo spirito.
Il mito attraverso le epoche
Negli anni, Le Mans è diventata terreno di epiche rivalità: la più celebre, quella tra Ford e Ferrari, celebrata nel film Le Mans ’66 – La grande sfida, vide trionfare l’orgoglio americano con la mitica GT40. Ma anche Hollywood le rese omaggio: nel 1971 Steve McQueen portò la gara sul grande schermo nel film cult Le Mans.
Ogni edizione ha scritto un capitolo diverso: dall’eroica tenacia delle prime edizioni al dominio tecnologico di alcune case costruttrici. E tra tutte, una ha saputo conquistare l’Olimpo della Sarthe: Porsche.
Porsche: regina del Circuit de la Sarthe
Con 19 vittorie assolute (e oltre 800 vetture in gara nella storia), Porsche è la casa più vincente di sempre a Le Mans. La sua prima apparizione risale al 1951 con la 356 SL. Ma fu il 1970, con la 917K di Hans Herrmann e Richard Attwood, a segnare la prima vittoria assoluta. Da lì in poi, una cavalcata trionfale.
Negli anni Ottanta, la casa di Stoccarda inanellò sette vittorie consecutive con vetture come la 956 e la 962. Nel 1983 piazzò nove auto nelle prime dieci posizioni. E anche negli anni Novanta e Duemila, la leggenda continuò: la 911 GT1-98 vinse nel 1998, mentre la 919 Hybrid raccolse tre successi consecutivi tra il 2015 e il 2017, scrivendo un nuovo capitolo nella storia della propulsione ibrida nelle competizioni.
Una gara, mille storie
Le Mans non è solo velocità: è resistenza, strategia, emozione. È vedere i fari che fendono la notte, il suono che cambia con il passare delle ore, le auto che si alternano tra gloria e ritiro. È meccanici che dormono su pneumatici, piloti distrutti che escono barcollando da vetture roventi, spettatori avvolti nel silenzio dell’alba aspettando un sorpasso alla Mulsanne.
Oggi, il fascino della 24 Ore non accenna a diminuire. Le regole cambiano, le tecnologie evolvono, ma l’anima resta la stessa: una sfida totale, dove ogni secondo conta e ogni metro di asfalto racconta una storia.
Un secolo di Le Mans: la leggenda continua
Nel 2023 la 24 Ore ha celebrato il suo centenario. Un secolo di storia fatto di uomini, motori, sfide, passioni e tragedie. E ora, ogni giugno, quando i motori si accendono sulla Sarthe, si rinnova il rito di una corsa che non è solo una gara, ma una prova di coraggio e perfezione meccanica.
Chi sarà il prossimo a scrivere il proprio nome nell’albo d’oro? Lo scopriremo presto, ma una cosa è certa: Le Mans continuerà a farci sognare, esattamente come fece quel lontano pomeriggio del 26 maggio 1923.
Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.


