Addio a Ercole Spada, lo stilista che diede forma alla velocità.
Se n’è andato in silenzio, come sanno fare solo i grandi, quelli che hanno già parlato abbastanza con le loro opere.
Ercole Spada, nato a Busto Arsizio il 26 luglio 1937, è scomparso il 3 agosto 2025 a Sestriere. Aveva 88 anni. E il mondo dell’automobile, quella vera, oggi è un po’ più povero.
Chiunque ami le forme delle auto che hanno fatto la storia del design e delle corse, ha incrociato – forse senza saperlo – la mano di Spada.
Una mano ferma, razionale, innamorata della funzione quanto della bellezza. Un’estetica severa, affilata, mai frivola. Ma sempre riconoscibile. Sua è la firma su icone senza tempo, da Aston Martin DB4 GT Zagato alla Giulia TZ2, passando per la Fulvia Sport, la Lamborghini 3500 GTZ, le Alfa Romeo Junior Zagato, 2600 SZ, e poi ancora Fiat, Lancia, BMW e persino Ferrari.
Una carriera cominciata in punta di piedi, nel 1960, alla porta della Carrozzeria Zagato, quando – tornato dal militare – bussò direttamente al cuore del design milanese. Venne subito assunto da Elio Zagato. Il resto è leggenda.
Zagato fu la sua fucina creativa fino al 1969. In quegli anni Spada plasmò alcune delle più affascinanti silhouette da corsa e da salotto. La sua opera più celebre? Forse la Giulia TZ del 1963, per l’Autodelta. Quel piccolo capolavoro con la coda tronca – concetto aerodinamico tanto caro a Kamm – non solo fece volare l’Alfa Romeo sulle piste di mezzo mondo, ma divenne archetipo per intere generazioni di auto sportive.
Nel 1970, Spada fu chiamato dalla Ford come capo del design. Firmò concept e prototipi, tra cui lo studio che portò alla GT70, la risposta americana alle Ferrari a Le Mans.
Dopo un passaggio veloce da Audi, approdò in BMW nel 1976, dove disegnò insieme a Claus Luthe modelli chiave come la Serie 5 E34 e la Serie 7 E32, solide colonne del design teutonico anni ’80.
Negli anni Ottanta, fu protagonista al timone dell’I.De.A Institute di Torino, una delle realtà più dinamiche nel mondo del car design italiano.
Qui Spada contribuì alla definizione di vere protagoniste della strada: la Fiat Tipo, la Lancia Dedra, l’Alfa Romeo 155. Anche la Delta II a tre porte porta la sua impronta.
E c’è perfino una Ferrari tra le sue opere: la PPG Pace Car, commissionata dal colosso delle vernici.
Ercole Spada non si è mai fermato. Tornò a Zagato nel 1993, disegnando la Ferrari GTZ93 e la Osca Dromos 2500 GT, progetto raffinato e sperimentale. Poi, con il figlio Paolo, fondò la Spadaconcept, dove nacque la SVS Codatronca, una moderna interpretazione della filosofia aerodinamica che aveva reso immortali le sue TZ.
Ercole Spada è stato molto più di un designer. È stato un architetto della velocità, un pensatore della forma, un uomo che ha attraversato la storia dell’automobile con coerenza e visione.
Ha servito la funzione senza sacrificare l’emozione, ha scritto capitoli fondamentali del nostro immaginario automobilistico, e oggi lascia dietro di sé una scia di capolavori.
Ci piace immaginarlo mentre traccia ancora qualche linea sul suo taccuino, tra le curve ideali del Sestriere che lo ha salutato per l’ultima volta.
Ciao Ercole. Il tuo design non invecchia. Corre ancora.
Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.


