70 anni di Renault Dauphine: l’auto che cambiò il volto della Renault.

70 anni di Renault Dauphine: l’auto che cambiò il volto della Renault.

Settanta anni fa nasceva Renault Dauphine, una delle automobili più importanti nella storia del costruttore francese. Presentata nel 1956 come erede della 4CV, la piccola berlina rappresentò molto più di un semplice nuovo modello: fu il simbolo della trasformazione industriale di Renault e di una Francia che, nel secondo dopoguerra, stava cambiando rapidamente.

La 4CV aveva aperto la strada all’automobile popolare, riportando l’auto nella vita quotidiana di un Paese impegnato nella ricostruzione.

Dauphine raccolse quella eredità e la portò più avanti, intercettando una nuova generazione di automobilisti che chiedeva non soltanto mobilità accessibile, ma anche maggiore spazio, comfort, prestazioni e persino una certa dose di eleganza.

È proprio questa la chiave per comprendere il successo della Dauphine: un’automobile pensata per tutti, ma capace di guardare al futuro.

Dalla 4CV alla Dauphine: nasce una nuova Renault

Già nel 1949, mentre la 4CV iniziava a conquistare il mercato, Pierre Lefaucheux, alla guida di Renault dal 1945, aveva intuito che il futuro avrebbe richiesto qualcosa di più.

La società francese stava cambiando. I redditi aumentavano, la motorizzazione si diffondeva e le esigenze degli automobilisti diventavano progressivamente più sofisticate. Nel 1951 prese quindi forma il progetto interno 109, destinato a trasformarsi nella nuova Renault Dauphine.

La formula tecnica conservava un elemento fondamentale della 4CV: il motore posteriore. Intorno a questa architettura Renault sviluppò però una vettura più grande, più spaziosa e più confortevole.

Il quattro cilindri di 845 cm³ sviluppava circa 30 CV e permetteva alla Dauphine di raggiungere una velocità massima nell’ordine dei 115 km/h. Le quattro porte, il bagagliaio da circa 380 litri e un peso contenuto completavano una ricetta particolarmente adatta alla nuova classe media francese.

Anche il nome aveva un significato preciso. Se la 4CV era diventata la “regina” delle vendite, la nuova vettura sarebbe stata la sua “dauphine”, ovvero l’erede designata. Un nome che, pochi anni più tardi, sarebbe diventato sinonimo di successo.

Quando anche i colori raccontano una rivoluzione

Dauphine segnò un cambiamento anche nel modo di progettare un’automobile.

Renault iniziò infatti a dare un’importanza crescente alle ricerche di mercato e alla conoscenza dei gusti del pubblico. Non si trattava più soltanto di costruire un’automobile affidabile e conveniente: bisognava creare un prodotto capace di parlare al cliente attraverso forme, materiali, colori e atmosfera.

In questo percorso ebbe un ruolo importante Paule Marrot, artista e decoratrice che dal 1953 collaborò con Renault proprio allo sviluppo cromatico della vettura.

Il risultato fu sorprendente per l’epoca. Dauphine venne proposta in una grande varietà di colori pastello, arrivando a una gamma di circa trenta tonalità. In un panorama automobilistico ancora dominato da tinte scure e tradizionali, quelle carrozzerie allegre contribuirono a costruire un’immagine immediatamente riconoscibile.

La Dauphine non era soltanto un mezzo di trasporto. Era l’espressione visibile di una società che iniziava a vivere con maggiore ottimismo.

Flins, il cuore industriale della nuova Renault

La storia della Dauphine è strettamente legata anche a quella dello stabilimento Renault di Flins.

Inaugurato nel 1952, il grande complesso industriale divenne il principale teatro della produzione della nuova berlina. La prima Dauphine uscì dalle linee di Flins nel 1956 e, con l’aumento vertiginoso della domanda, lo stabilimento si trasformò rapidamente in uno dei simboli della crescita industriale di Renault.

I numeri raccontano meglio di qualsiasi altra cosa la portata del fenomeno.

Dauphine fu l’automobile più venduta in Francia dal 1957 al 1961 e superò complessivamente i 2,1 milioni di esemplari prodotti.

Ma il vero salto di dimensione fu internazionale. La vettura venne prodotta o assemblata anche in Belgio, Spagna, Italia, Argentina, Brasile e Messico.

Renault stava quindi utilizzando Dauphine non soltanto per conquistare il mercato francese, ma anche per costruire una presenza sempre più importante fuori dai confini nazionali.

La Dauphine alla conquista dell’America

Tra le sfide più ambiziose ci fu quella del mercato statunitense.

Renault guardava agli Stati Uniti come a un’enorme opportunità e Dauphine vi arrivò con grandi ambizioni. Le esportazioni crebbero rapidamente e la piccola francese iniziò a comparire sulle strade americane, diventando una presenza tutt’altro che marginale.

L’esperienza americana si sarebbe successivamente ridimensionata, ma rappresentò comunque un passaggio fondamentale nella storia internazionale di Renault, contribuendo a sviluppare una maggiore consapevolezza delle esigenze e delle caratteristiche di mercati molto diversi da quello europeo.

E proprio negli Stati Uniti Dauphine avrebbe vissuto una delle sue trasformazioni più sorprendenti.

Henney Kilowatt: quando la Dauphine diventò elettrica

Nel 1959 la Renault Dauphine divenne infatti la base della Henney Kilowatt, una delle prime automobili elettriche moderne destinate al mercato americano.

È un capitolo poco conosciuto della storia della vettura francese, ma estremamente interessante se osservato con gli occhi di oggi.

Molto prima che la mobilità elettrica diventasse uno dei temi centrali dell’industria automobilistica mondiale, la piattaforma della Dauphine veniva utilizzata per sperimentare una diversa idea di automobile.

Un curioso anticipo di futuro che lega direttamente una piccola berlina degli anni Cinquanta alle successive esperienze di Renault nel campo della mobilità elettrica.

La sorpresa sportiva: arriva il “Mago” Gordini

Ma la Dauphine non fu soltanto un’automobile familiare.

Fin dal 1956 iniziò a dimostrare di avere anche un’anima sportiva, conquistando il Tour de Corse. L’anno successivo entrò in scena Amedeo Gordini, preparatore, pilota e tecnico di straordinario talento, destinato a lasciare un’impronta indelebile nella storia sportiva di Renault.

Gordini, soprannominato “il Mago”, intervenne soprattutto sul motore e sul cambio, trasformando la tranquilla berlina francese in una vettura molto più brillante.

Al Salone dell’Automobile di Parigi del 1957 venne presentata la Renault Dauphine Gordini.

Il risultato era una combinazione allora particolarmente affascinante: una vettura ancora accessibile e utilizzabile quotidianamente, ma capace di offrire emozioni e prestazioni quando la strada diventava più impegnativa.

Nel 1958 arrivò anche la vittoria al Rally di Montecarlo, seguita pochi mesi dopo da un altro successo nel Tour de Corse con la Dauphine Gordini.

Era la dimostrazione che anche un’automobile nata per la famiglia poteva trasformarsi in una protagonista delle competizioni.

Un successo che va oltre i numeri

La storia della Renault Dauphine è quindi molto più ampia di quella di una semplice automobile di grande successo commerciale.

È la storia di una Renault che, dopo la difficile fase della ricostruzione, impara a pensare in grande. È la storia di un modello capace di accompagnare la crescita economica e sociale della Francia, di sostenere l’espansione industriale di Flins e di portare il marchio francese sui mercati internazionali.

È anche la storia di un’automobile capace di cambiare pelle: familiare, elegante, sportiva, protagonista dei rally e persino laboratorio per una delle prime esperienze di mobilità elettrica.

A settant’anni dalla sua presentazione, la Dauphine rimane così una delle vetture più rappresentative della trasformazione di Renault negli anni Cinquanta e Sessanta.

Se la 4CV aveva rappresentato il ritorno dell’automobile nella vita quotidiana del dopoguerra, Dauphine fu il passo successivo: l’auto che permise a Renault di guardare oltre la ricostruzione, verso un futuro più internazionale, più moderno e decisamente più ambizioso.

E forse è proprio questa la sua eredità più importante: dimostrare che un’automobile popolare può diventare, con il tempo, molto più di ciò per cui era stata progettata. Può diventare un pezzo di storia.

Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.

Renzo Raimondi
Renzo Raimondi - Padre di famiglia fiero, grande appassionato di motori e auto storiche.

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