Volkswagen “Bulli”: 75 anni di Storia e Leggenda.
Il 2025 segna un traguardo speciale per uno dei veicoli d’epoca più iconici: il Volkswagen “Bulli”, il mitico furgoncino simbolo del movimento hippie, che festeggia 75 anni dalla nascita.
Il Volkswagen Transporter è un autoveicolo commerciale leggero per il trasporto di merci o persone, prodotto dalla casa automobilistica tedesca Volkswagen a partire dal 1949. Con il nome Transporter si identifica un gruppo particolarmente eterogeneo di veicoli.
Le prime tre serie (T1 o Split, T2 o Bay e T25/T3) derivano meccanicamente dal Maggiolino, con trazione posteriore e motore a sbalzo sul retrotreno. Le generazioni successive (T4, T5 e T6) adottano invece trazione e motore anteriori.
Fino agli anni ‘70, i modelli Volkswagen venivano identificati con “Typ1” per il Maggiolino, “Typ2” per il pulmino e “Typ3” per la berlina, coupé, Variant e Karmann Ghia Tipo 34.
Dagli anni ‘90, invece, si è passati alla denominazione con la lettera “T”, seguita dal numero della serie, come T4, T5 e T6. La convenzione che identifica le prime versioni si basa sulla tipologia del parabrezza: Split per il T1 (parabrezza diviso) e Bay per il T2 (parabrezza panoramico).
Il termine “Split” è una denominazione di origine anglosassone, mentre in Germania il T1 è sempre stato noto come Bulli.
T1 Split (1950-1967)
Nella primavera del 1947, Ben Pon senior, importatore olandese della Volkswagen, visitando gli stabilimenti di Wolfsburg, notò un carrello realizzato sulla base del Maggiolino per il trasporto di materiali all’interno della fabbrica. Da questa osservazione nacque l’idea di proporre un veicolo commerciale leggero.
Il progetto venne sottoposto a Heinrich Nordhoff, allora responsabile Volkswagen, e portò alla nascita del Transporter Typ1, presentato il 12 novembre 1949. Dopo alcuni interventi di rinforzo al telaio per migliorarne la capacità di carico e la rigidità torsionale, la produzione iniziò nel marzo del 1950.
Il T1 venne dotato dello stesso motore 4 cilindri boxer raffreddato ad aria del Maggiolino, inizialmente con 1131 cm³ e 25 CV, seguendo poi le evoluzioni del Maggiolino con cilindrate di 1192, 1285 e 1493 cm³.
Prodotto in circa 1,8 milioni di esemplari, il Bulli si guadagnò una reputazione di robustezza, semplicità e versatilità. Il successo divenne planetario quando le versioni Samba (bicolore con tetto apribile e vetri ovali sul tetto) e Westfalia (camper) conquistarono il movimento hippie tra la fine degli anni ‘50 e gli anni ‘60, soprattutto in Europa e sulla West Coast americana.
Un’icona senza tempo
Prodotto a partire dalla primavera del 1950 nello stabilimento di Wolfsburg, il T1 debuttò in diverse versioni: furgone, combi, minibus e, dal 1951, camioncino con pianale.
Non tardarono ad arrivare modelli speciali, tra cui quello con lo sportello laterale e, soprattutto, i primi camper, che avrebbero rivoluzionato il concetto di viaggio su quattro ruote.
Tra le versioni più affascinanti spicca la Samba, costruita dal 1951 al 1967: un minibus esclusivo con 23 finestrini e un’abitabilità per 7-9 passeggeri, oggi tra i modelli più ricercati dai collezionisti.
Questa versione fu pensata inizialmente per i turisti delle Alpi svizzere, ma ebbe un grande successo anche in Nord America con il nome “Deluxe Microbus with Samba package”.
Sul piano tecnico, il Bulli montava un motore 4 cilindri boxer derivato dal Maggiolino, con potenza iniziale di 25 CV, poi aumentata fino a 44 CV, portando la velocità massima da 80 km/h a 105 km/h.
Dal 1950 al 1967 ne furono prodotti circa 1,8 milioni di esemplari, mentre, nelle varie evoluzioni, il Volkswagen Transporter ha superato oggi i 12,5 milioni di unità, mantenendo vivo il mito di un’icona senza tempo.
Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.



