Lancia, cinque leggende della velocità: dalla polvere del Safari alle sfide di Le Mans.

Lancia, cinque leggende della velocità: dalla polvere del Safari alle sfide di Le Mans.

Ad Auto e Moto d’Epoca 2026, la Fondazione Gino Macaluso porta a Bologna cinque straordinarie protagoniste del motorsport: dalla Fulvia HF alla Delta Integrale, fino alle leggendarie Beta Montecarlo, LC1 e LC2. Un viaggio nella storia sportiva di un marchio che ha scritto pagine indimenticabili nei rally e nelle gare endurance.

Ci sono automobili che non si limitano a correre: raccontano un’epoca, incarnano una filosofia e trasformano la competizione in leggenda. Lancia è una di queste.

Un nome che evoca strade sterrate, polvere africana, circuiti leggendari e sfide tecnologiche affrontate con quella miscela di ingegno, coraggio e determinazione che ha reso celebre l’automobilismo italiano nel mondo.

Dal 22 al 25 ottobre, in occasione di Auto e Moto d’Epoca a BolognaFiere, la Fondazione Gino Macaluso per l’Auto Storica propone un viaggio attraverso due grandi capitoli di questa storia: i rally africani e le corse di durata in pista. Cinque vetture straordinarie, cinque interpreti di stagioni diverse, accomunate da un DNA sportivo inconfondibile.

La sfida africana: Fulvia HF e Delta Integrale

Nel cuore della manifestazione, presso il Centro Servizi, i visitatori potranno ammirare due protagoniste delle estenuanti sfide del Safari Rally, una delle competizioni più dure e affascinanti della storia dei rally.

La prima è la Lancia Fulvia Coupé HF 1.6 Safari del 1970, protagonista dell’East African Safari Rally in Kenya con l’equipaggio composto da Lampinen e Davenport.

Una vettura che rappresenta un capitolo fondamentale nell’evoluzione sportiva del marchio, quando affrontare le piste africane significava mettere alla prova non soltanto le prestazioni, ma soprattutto resistenza meccanica, affidabilità e capacità di adattamento.

Accanto a lei, la Lancia Delta HF Integrale Evoluzione Safari del 1992, equipaggiata con un motore turbo da 1.995 cc e 295 CV. Affidata a Juha Kankkunen e Juha Piironen, conquistò il secondo posto al Safari Rally del 1992, confermando la competitività di una famiglia di vetture che ha segnato profondamente la storia dei rally mondiali.

Due automobili, due generazioni e un unico scenario: l’Africa, dove la velocità da sola non bastava e ogni chilometro rappresentava una sfida contro il terreno, il tempo e la meccanica.

Beta Montecarlo e LC1: quando la pista diventa laboratorio

La storia Lancia non si esaurisce sulle strade polverose. La Fondazione contribuirà anche alla mostra Icons of Speed, dedicata alle grandi protagoniste delle competizioni, con due vetture che hanno lasciato il segno nelle gare endurance.

La Lancia Beta Montecarlo del 1980 è una delle testimonianze più significative della capacità tecnica della Casa torinese. Con il suo quattro cilindri turbo da 1.400 cc e 420 CV, conquistò le 6 Ore del Mugello al debutto, con Riccardo Patrese ed Eddie Cheever al volante. Un risultato che anticipava il ruolo di primo piano che Lancia avrebbe assunto nelle competizioni internazionali di durata.

Al suo fianco, la Lancia LC1 del 1982, spinta da un motore quattro cilindri turbo da 1.400 cc capace di sviluppare 430 CV. Una sportiva nata per competere ai massimi livelli, capace di conquistare la pole position e il secondo posto alle 6 Ore del Fuji con Patrese e Teo Fabi, oltre alla pole position alla 1000 km del Mugello con Michele Alboreto e Pierluigi Ghinzani.

La sua storia comprende anche appuntamenti mitici come la 24 Ore di Le Mans e la 1000 km del Nürburgring, palcoscenici nei quali tecnologia, affidabilità e capacità di gestione della gara diventavano elementi decisivi.

LC2: il cuore Ferrari, la firma Lancia

Il quinto capitolo di questo racconto si trova nel padiglione ACI, dove la Fondazione presterà la Lancia LC2 del 1983 per la mostra speciale dedicata al marchio.

È una vettura che sintetizza l’ambizione tecnica di Lancia negli anni delle grandi sfide endurance. Il suo motore V8 Ferrari, preparato da Abarth, sfruttava la sovralimentazione turbo per raggiungere potenze prossime agli 850-1.000 CV in configurazione da qualifica.

Nel 1983 arrivarono le pole position alla 1000 km di Monza e alla 1000 km di Imola. Il percorso sportivo della LC2 culminò nel 1985 con la vittoria e la pole position alla 1000 km di Spa-Francorchamps, grazie all’equipaggio formato da Bob Wollek e Mauro Baldi.

Un risultato che testimonia la determinazione con cui Lancia affrontò la concorrenza internazionale, portando in pista una delle più affascinanti interpretazioni della sportiva da endurance degli anni Ottanta.

Una storia da trasmettere alle nuove generazioni

Le cinque vetture esposte non sono soltanto preziosi oggetti da collezione. Sono testimonianze concrete di una stagione in cui il motorsport rappresentava un terreno di sperimentazione tecnologica, una scuola per ingegneri e piloti e un potente strumento di identità industriale.

«Queste vetture hanno una storia sportiva importante: le hanno guidate leggende come Juha Kankkunen, quattro volte campione del mondo di rally, e grandi piloti della Formula 1 come Riccardo Patrese e Michele Alboreto», spiega Monica Mailander Macaluso, presidente della Fondazione Gino Macaluso per l’Auto Storica. «Per noi Auto e Moto d’Epoca è l’occasione di incontrare collezionisti e appassionati, ma anche i più giovani: è a loro che la Fondazione guarda fin dalla sua nascita».

È proprio qui che risiede il valore di questa esposizione: trasformare la memoria in un’esperienza capace di parlare anche a chi non ha vissuto direttamente quelle stagioni.

Dalle piste africane ai circuiti europei, dalla Fulvia alla LC2, Lancia torna a raccontare la propria leggenda attraverso cinque automobili che hanno fatto della competizione una forma d’arte ingegneristica. E ad Auto e Moto d’Epoca, quella storia torna a vivere davanti agli occhi di chi ama le automobili non soltanto per ciò che sono, ma per ciò che hanno saputo diventare.

Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.

Renzo Raimondi
Renzo Raimondi - Padre di famiglia fiero, grande appassionato di motori e auto storiche.

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