La Coppa del mito. La Vanderbilt di Nuvolari torna a Mantova.
Ci sono trofei che finiscono in una bacheca e trofei che attraversano il tempo. La Coppa Vanderbilt appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Non è soltanto un premio sportivo: è un simbolo, una reliquia laica del motorismo mondiale, un oggetto che ancora oggi riesce a evocare il coraggio, il talento e l’audacia di uno dei più grandi piloti di tutti i tempi, Tazio Nuvolari.
In occasione del Centenario di ACI Mantova, il 3 giugno scorso Palazzo Te ha accolto un ospite d’eccezione. Per poche ore, infatti, la celebre Vanderbilt Cup è tornata simbolicamente nella terra del “Mantovano Volante”, riportando sotto gli occhi del pubblico il trofeo conquistato da Nuvolari il 12 ottobre 1936 sul circuito di Roosevelt Raceway, a New York.
Un ritorno carico di significati, reso possibile dal Museo Nicolis di Verona, custode di questo straordinario cimelio e da anni punto di riferimento internazionale per la conservazione della memoria motoristica.
Alta quasi settanta centimetri, realizzata in argento massiccio e dal peso di circa settanta chilogrammi, la Vanderbilt era molto più di una coppa. Commissionata alla Maison Cartier dal magnate George Vanderbilt, rappresentava uno dei riconoscimenti più prestigiosi dell’automobilismo mondiale e un simbolo di affermazione internazionale.
Quando Nuvolari la conquistò, il mondo delle corse era dominato dai grandi costruttori europei e dai piloti più celebrati dell’epoca. Sul suolo americano il mantovano diede però una delle più clamorose dimostrazioni del proprio talento, dominando la corsa sulle 300 miglia e lasciando il pubblico statunitense letteralmente senza parole.
Fu allora che la stampa americana iniziò a chiamarlo “The Devil of Speed”, il Diavolo della Velocità.
La leggenda racconta che, al termine della gara, davanti a quella gigantesca coppa, Nuvolari si infilò letteralmente all’interno del trofeo brindando con una magnum di champagne. Un’immagine che ancora oggi appartiene all’iconografia più celebre del campione mantovano e che contribuisce ad alimentarne il mito.
Ma anche la storia della Vanderbilt Cup ha vissuto una seconda vita. Dopo essere rimasta per lungo tempo negli Stati Uniti, la coppa venne riportata in Italia grazie all’intuizione e alla passione di Luciano Nicolis, che ne comprese immediatamente l’enorme valore storico.
Da allora il trofeo è diventato uno dei pezzi più preziosi custoditi dal Museo Nicolis, accanto a vetture, documenti, biciclette, macchine fotografiche e testimonianze che raccontano oltre un secolo di evoluzione tecnica e culturale.
L’esposizione mantovana si è svolta alla presenza delle autorità civili e sportive, tra cui il Presidente di ACI Italia, Geronimo La Russa, il Presidente della Fondazione Palazzo Te Giovanni Pasetti e lo storico dell’automobilismo Gianni Cancellieri.
Un momento che ha saputo unire storia, sport e identità territoriale nel nome di un uomo che, a quasi novant’anni dalle sue imprese più celebri, continua a rappresentare l’essenza stessa del coraggio al volante.
Ad accompagnare l’evento è stata anche l’apertura della mostra “Lo sguardo di Nuvolari”, allestita nelle Fruttiere di Palazzo Te fino al 7 giugno. Un’esposizione originale che permette di osservare il mondo attraverso l’obiettivo fotografico del campione mantovano, grazie a immagini scattate da lui stesso e proiettate in un percorso immersivo di grande suggestione.
Perché alcune coppe raccontano una gara. La Vanderbilt racconta un uomo che seppe trasformare ogni corsa in leggenda.
Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.


