Coppa della Toscana: tra Firenze e Mugello rivive il fascino della “piccola 1000 Miglia”.
C’è stato un tempo in cui le strade toscane erano teatro di una delle corse più affascinanti del panorama italiano. Negli anni Cinquanta, la Coppa della Toscana rappresentava una sorta di sorella minore della 1000 Miglia, capace però di esprimere una personalità tutta propria, fatta di paesaggi, tecnica e passione.
Oggi quella storia torna a vivere attraverso la sua rievocazione.
La ventinovesima edizione, organizzata dal CAMET – Club Auto Moto d’Epoca Toscano nell’ambito del Circuito Tricolore ASI, ha riportato sulle strade della Toscana oltre sessanta equipaggi provenienti da tutta Europa, trasformando ancora una volta l’evento in qualcosa che va ben oltre la semplice gara di regolarità.
Firenze, palcoscenico senza tempo
Non capita spesso di vedere una carovana di auto storiche attraversare il cuore di Firenze, tra vicoli, piazze e scorci che sembrano sospesi nel tempo.
La Coppa della Toscana ha saputo farlo, intrecciando il fascino delle vetture d’epoca con quello della città.
Il programma ha accompagnato gli equipaggi in luoghi simbolo come Palazzo Vecchio e il suggestivo Salone dei Cinquecento, per poi salire verso Fiesole.
Un percorso che non è stato solo geografico, ma anche culturale, arricchito dalla visita al Museo Salvatore Ferragamo, dove la storia dell’eleganza italiana ha incontrato quella dell’automobile.
Il Mugello, tra competizione e memoria
Il momento più dinamico della manifestazione si è vissuto al Autodromo Internazionale del Mugello, dove le prove di regolarità hanno trovato il loro naturale palcoscenico.
Qui la Coppa della Toscana ha incrociato altri protagonisti del motorismo storico, tra cui il Campionato Italiano Auto Storiche e l’Alfa Revival Cup, regalando agli equipaggi anche l’emozione di una parata sul tracciato.
Un’esperienza che, per chi vive queste manifestazioni, rappresenta molto più di un semplice passaggio: è un dialogo diretto con la storia delle corse.
Un parterre che racconta epoche diverse
Tra le vie di Firenze, le auto partecipanti hanno attirato sguardi e applausi.
Particolarmente significativa la presenza di modelli firmati Zagato, tra cui una rara Alfa Romeo Giulietta Sprint SZ e una Lancia Flaminia Sport.
Accanto a queste, vetture che rappresentano capitoli fondamentali della storia dell’automobile: la Lancia Aurelia Corsa, le immancabili Porsche 356, la Jaguar E-Type, la Ferrari 308, le Austin-Healey e la Chevrolet Corvette.
Un insieme eterogeneo che ha trasformato la manifestazione in un vero museo dinamico.
La gara e il valore della partecipazione
La competizione si è svolta sul tracciato del “Mugellino”, dove la prova di regolarità ha visto prevalere la Volvo PV 544 Sport dell’equipaggio Maccaferri–Cremonini, davanti alla Fiat Dino 2000 Coupé di Bossi–Arnoldi.
Ma al di là del risultato sportivo, ciò che ha colpito è stata la vitalità dell’evento.
Il presidente di Automotoclub Storico Italiano, Alberto Scuro, insieme al presidente del CAMET Giuliano Bensi, ha sottolineato proprio questo aspetto: una partecipazione dinamica, viva, arricchita dalla presenza di molti giovani.
Un segnale importante. Perché le auto storiche non sono solo oggetti del passato, ma rappresentano una vera e propria cultura in movimento, capace di parlare anche alle nuove generazioni.
Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.



