Alfa Romeo Spider “Osso di Seppia”: sessant’anni di eleganza italiana.
Era il marzo del 1966 quando, sotto i riflettori del Salon de l’Auto de Genève, sullo stand di Alfa Romeo faceva il suo debutto una delle spider più affascinanti della storia dell’automobile: la 1600 Spider, presto diventata celebre con il soprannome di “Osso di Seppia”.
La scena del salone svizzero era dominata anche da una rivoluzione a motore centrale come la Lamborghini Miura, ma l’elegantissima scoperta firmata da Battista Pinin Farina riuscì comunque a conquistare pubblico e critica. Non solo perché rappresentava l’ultimo progetto supervisionato personalmente dal fondatore di Pininfarina, ma anche perché introduceva nel mondo delle spider un’idea tutta italiana di sportività: elegante, confortevole e raffinata.
La meccanica della Giulia, l’eleganza Pininfarina
La nuova spider nasceva sulla base tecnica della Alfa Romeo Giulia Sprint GT, con telaio accorciato di 225 millimetri e una meccanica già apprezzata per equilibrio e prestazioni.
Il cuore era il celebre quattro cilindri bialbero da 1600 cm³, capace di erogare 109 cavalli e spingere la vettura fino a circa 185 km/h, numeri notevoli per una spider dell’epoca. A completare il quadro tecnico contribuivano quattro freni a disco, garanzia di sicurezza e prestazioni superiori rispetto a molte rivali, spesso ancora legate a soluzioni più tradizionali.
Per la stampa italiana era chiaro: la nuova spider del Biscione rappresentava una proposta completamente diversa rispetto alle scoperte britanniche dell’epoca, spesso più spartane e meno confortevoli.
Il nome scelto dagli appassionati
Fin dal debutto la vettura fu presentata come Spider 1600, ma il nome destinato a renderla famosa nacque da una singolare operazione di marketing.
Alfa Romeo lanciò infatti un concorso tra gli appassionati per scegliere il nome commerciale della nuova spider: arrivarono oltre 140 mila proposte.
A vincere fu “Duetto”, suggerito dal bresciano Guidobaldo Trionfi, che ricevette come premio un esemplare bianco direttamente dalle mani dell’allora amministratore delegato Giuseppe Luraghi durante una cerimonia allo storico stabilimento del Portello il 17 giugno 1966.
Il nome però ebbe vita breve: la società Pavesi ne contestò l’utilizzo per via di un prodotto dolciario omonimo, costringendo Alfa Romeo ad abbandonarlo ufficialmente poco tempo dopo.
Il viaggio sul transatlantico Raffaello
Tra le iniziative più spettacolari per il lancio internazionale della spider rimane memorabile la crociera promozionale a bordo del transatlantico Raffaello.
Partita da Genova e proseguita via Cannes fino a New York, la traversata vide tre Spider nei colori della bandiera italiana – rosso, bianco e verde – accompagnate da giornalisti e personalità del jet set europeo per il debutto sul mercato americano.
Un mercato fondamentale per Alfa Romeo grazie anche al lavoro dell’importatore Max Hoffman, grande promotore delle vetture sportive europee oltreoceano.
L’evoluzione della Spider
La prima serie della spider “Osso di Seppia” diede presto origine a nuove versioni.
Nel 1967 arrivò la Alfa Romeo 1750 Spider Veloce, più potente e dotata tra l’altro di frizione idraulica e, tra gli optional, del differenziale autobloccante. Nello stesso periodo debuttò anche la Alfa Romeo Spider 1300 Junior.
Nel 1969 la linea cambiò sensibilmente: la caratteristica coda arrotondata venne sostituita da una coda tronca, soluzione aerodinamica ispirata agli studi dell’ingegnere Wunibald Kamm. Il debutto della nuova configurazione avvenne al Salone dell’Auto di Torino.
Nel 1971 arrivò anche il motore 2000, mentre negli anni successivi la spider continuò a evolversi con aggiornamenti tecnici e aerodinamici fino alla versione presentata nel 1990.
Una lunga storia italiana
La produzione della Spider si protrasse fino al 1994, negli stabilimenti Pininfarina di Grugliasco e San Giorgio Canavese.
Quasi trent’anni di carriera per una vettura che ha saputo incarnare, meglio di molte altre, lo stile e la dolce vita italiana.
Sessant’anni dopo quel debutto ginevrino, la Spider “Osso di Seppia” resta una delle Alfa Romeo più amate di sempre: una linea pura, un motore musicale e il piacere semplice di guidare a cielo aperto.
Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.



