Lamborghini Silhouette, 50 anni di una rarissima scoperta con il DNA del Toro.

Lamborghini Silhouette, 50 anni di una rarissima scoperta con il DNA del Toro.

Presentata al Salone di Ginevra del 1976, la Silhouette segnò una tappa importante nella storia di Lamborghini: fu la prima vettura scoperta di serie della Casa di Sant’Agata Bolognese. Disegnata da Marcello Gandini per Bertone e derivata dalla Urraco, venne prodotta in appena 53 esemplari, diventando una delle Lamborghini più rare e ricercate.

Ci sono automobili che nascono per rispondere a una precisa esigenza commerciale e altre che, pur condividendo la stessa origine tecnica, finiscono per diventare qualcosa di molto diverso. La Lamborghini Silhouette appartiene a questa seconda categoria.

Cinquant’anni fa, nel 1976, il Salone dell’automobile di Ginevra accoglieva una nuova interpretazione della sportività secondo il Toro: una vettura capace di conservare il carattere della Urraco, trasformandone profondamente la personalità attraverso una carrozzeria aperta e un’impostazione decisamente più aggressiva.

La Silhouette non era soltanto una nuova variante della coupé Lamborghini. Rappresentava una novità assoluta per la Casa emiliana, essendo la prima automobile scoperta prodotta in serie nella storia del marchio.

Un progetto particolare, nato in un periodo tutt’altro che semplice per l’azienda, ma destinato a lasciare un segno importante nell’evoluzione delle sportive di Sant’Agata Bolognese.

Dalla Urraco alla Silhouette: la matita di Marcello Gandini

Per comprendere la nascita della Silhouette bisogna tornare alla Lamborghini Urraco, presentata nel 1970 e disegnata da Marcello Gandini per Bertone. Una coupé a motore centrale che aveva introdotto una nuova interpretazione della sportività Lamborghini, con l’obiettivo di affiancare alle grandi dodici cilindri una vettura più compatta e accessibile.

A metà degli anni Settanta, tuttavia, il settore automobilistico attraversava una fase particolarmente difficile. La crisi energetica e la contrazione del mercato delle sportive avevano messo sotto pressione anche Lamborghini, alle prese con una situazione economica complessa. Il progetto Urraco aveva richiesto investimenti importanti e non vi erano le condizioni per sviluppare da zero un nuovo modello.

La soluzione fu quindi quella di valorizzare una base tecnica già esistente, intervenendo in maniera significativa sulla carrozzeria e sull’impostazione generale della vettura.

Il lavoro venne affidato ancora una volta a Bertone e alla creatività di Marcello Gandini, che trasformò la coupé in una particolare configurazione Targa, caratterizzata da un tetto rigido asportabile.

La linea conservava l’impostazione generale della Urraco, ma acquistava una personalità completamente nuova grazie ai passaruota allargati, alle modifiche aerodinamiche e a una coda ridisegnata.

Il tetto in materiale plastico nero poteva essere rimosso rapidamente e sistemato nello spazio ricavato dietro i sedili anteriori.

L’eliminazione della parte superiore del padiglione comportò anche la rinuncia ai posti posteriori, trasformando la vettura in una vera biposto sportiva.

Un carattere ancora più aggressivo

La Silhouette si distingueva immediatamente per le sue proporzioni muscolose. I passaruota maggiorati, lo spoiler anteriore e gli elementi in resina nera contribuivano a conferire alla vettura un’immagine più grintosa rispetto alla Urraco.

Particolare attenzione venne dedicata anche all’abitacolo, completamente rivisto nella plancia, nella disposizione della strumentazione e nei sedili. Il posto guida assumeva un’impostazione più sportiva, con gli strumenti organizzati per favorire la lettura delle informazioni da parte del conducente.

Non mancò uno studio specifico per migliorare il comfort durante la guida a cielo aperto, attraverso una gestione dei flussi d’aria destinata a limitare le turbolenze nell’abitacolo.

La trasformazione non fu soltanto estetica. L’assenza del tetto fisso richiese un importante intervento sulla struttura, con il rinforzo della scocca per mantenere un’adeguata rigidità torsionale e garantire la necessaria precisione di guida.

Anche le sospensioni vennero riviste, adottando molle e ammortizzatori con tarature più rigide e barre antirollio, così da adeguare il comportamento dinamico alla nuova configurazione.

Il V8 da tre litri e 260 CV

Sotto il cofano posteriore, o meglio alle spalle dell’abitacolo, la Silhouette conservava il cuore meccanico della Urraco P300.

Si trattava di un V8 a 90 gradi di 2.996 centimetri cubici, installato in posizione centrale trasversale, con distribuzione bialbero a camme in testa e alimentazione affidata a quattro carburatori Weber doppio corpo.

La potenza raggiungeva i 260 CV a 7.500 giri/minuto, trasmessi alle ruote posteriori attraverso un cambio manuale a cinque rapporti.

Un’architettura meccanica che rappresentava una delle caratteristiche più interessanti della vettura: motore centrale, dimensioni relativamente compatte e una distribuzione dei pesi studiata per offrire un comportamento dinamico di alto livello.

La velocità massima dichiarata raggiungeva i 260 km/h, un valore che collocava la Silhouette tra le sportive più prestazionali della sua epoca.

Anche le ruote contribuivano alla sua personalità. Lamborghini adottò i nuovi pneumatici ribassati Pirelli P7, nelle misure 195/50 VR 15 all’anteriore e 285/40 VR 15 al posteriore, abbinati a cerchi Campagnolo in lega di magnesio da 15 pollici. Questi ultimi riprendevano una soluzione sviluppata per la Lamborghini Bravo del 1974, il prototipo Bertone che non era mai arrivato alla produzione.

Una combinazione tecnica ed estetica che sottolineava il carattere decisamente sportivo della nuova scoperta di Sant’Agata.

Una rarità da 53 esemplari

La produzione della Lamborghini Silhouette si sviluppò tra il 1976 e il 1979, per un totale di appena 53 esemplari, ai quali si aggiunsero due prototipi.

Numeri estremamente contenuti, che oggi la collocano tra le Lamborghini più rare della storia. La limitata diffusione commerciale fu anche il riflesso delle difficoltà economiche attraversate dalla Casa in quegli anni e di un mercato che non offrì alla vettura il successo sperato.

Eppure, la Silhouette aveva aperto una strada importante. La sua formula, fatta di motore centrale, carrozzeria Targa e dimensioni relativamente compatte, avrebbe trovato una naturale evoluzione nella Lamborghini Jalpa, presentata nel 1981 e commercializzata dal 1982.

La Jalpa riprese infatti il concetto della Silhouette, aggiornandolo nella linea e nella meccanica, con un V8 portato a 3,5 litri e una maggiore attenzione alle esigenze del mercato internazionale.

Cinquant’anni di una Lamborghini fuori dagli schemi

A mezzo secolo dalla sua presentazione, la Silhouette merita un posto particolare nella storia del marchio. Non ebbe la notorietà della Miura, né l’impatto stilistico della Countach, ma rappresentò un passaggio importante nell’evoluzione della filosofia Lamborghini.

Fu un’automobile nata in un momento difficile, costruita sfruttando una piattaforma esistente e trasformata dalla sensibilità progettuale di Marcello Gandini in una sportiva dal carattere inconfondibile.

La sua rarità, la meccanica V8 centrale e quella particolare configurazione Targa ne hanno consolidato il fascino tra gli appassionati e i collezionisti.

Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.

Renzo Raimondi
Renzo Raimondi - Padre di famiglia fiero, grande appassionato di motori e auto storiche.

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