La BMW M5 segreta di Ferdinand Piëch: una storia da 530 CV pronta per l’asta.
Una BMW M5 del 1999, costruita in esemplare unico e trasformata con un misterioso motore Volkswagen W10 da 5,0 litri e circa 530 CV. Fu l’auto personale di Ferdinand Piëch e per oltre vent’anni rimase quasi un fantasma. Ora sarà proposta all’asta in Belgio.
Ci sono automobili che diventano oggetti da collezione per la loro bellezza, altre per la loro storia sportiva. E poi ce ne sono alcune che sembrano uscite direttamente da un romanzo industriale.
È il caso della BMW M5 del 1999 che Broad Arrow proporrà all’asta in occasione della Zoute Grand Prix Car Week, in Belgio, dal 5 al 15 ottobre. Una berlina apparentemente discreta, ma che nasconde sotto il cofano una storia straordinaria: è un prototipo unico, equipaggiato con un motore Volkswagen W10 da 5,0 litri e circa 530 CV, realizzato su commissione di Ferdinand Piëch.
La stima d’asta è compresa tra 250.000 e 350.000 euro. Ma il vero valore di questa M5 non è soltanto economico. È nella sua unicità tecnica e nel nome dell’uomo che volle costruirla.
La BMW che non avrebbe dovuto esistere
Ferdinand Piëch è stato una delle figure più importanti e controverse dell’industria automobilistica europea. Nipote di Ferdinand Porsche, nato a Vienna nel 1937, costruì una carriera interamente legata alla tecnologia e alla ricerca delle prestazioni.
Dopo gli studi al Politecnico di Zurigo, entrò nel mondo Porsche, dove partecipò allo sviluppo di progetti destinati a entrare nella storia, tra cui la leggendaria Porsche 917.
Il suo percorso proseguì in Audi, dove contribuì alla trasformazione tecnologica del marchio attraverso innovazioni come la trazione integrale quattro e i motori TDI. Nel 1993 arrivò alla guida del Gruppo Volkswagen, prima come amministratore delegato e successivamente come presidente del consiglio di sorveglianza.
Un uomo abituato a pensare fuori dagli schemi. E proprio questa BMW M5 rappresenta forse uno degli esempi più curiosi della sua personalità ingegneristica.
Due VR5 diventano un W10
Alla base del progetto c’era un’idea decisamente fuori dagli standard.
Il motore della BMW M5 venne sostituito con un propulsore Volkswagen sviluppato in collaborazione con l’ingegnere Sabine Willeke e la società SWR Engineering. Il cuore della vettura nasceva dall’unione di due motori VR5 a cinque cilindri, disposti in modo da formare un’architettura W10. I due gruppi vennero integrati in un unico monoblocco in alluminio progettato appositamente.
Il risultato era un motore di 5,0 litri, dotato di airbox in fibra di carbonio e centralina dedicata, capace di sviluppare circa 530 CV. Un progetto estremamente complesso e costoso, che secondo le informazioni disponibili comportò per Volkswagen un investimento equivalente a circa 2 milioni di euro.
Il tutto per una sola automobile. Una BMW M5 che, almeno in apparenza, continuava a essere una berlina sportiva come tante altre. Ma che sotto il cofano custodiva una delle sperimentazioni più singolari dell’epoca.
L’auto personale di Piëch
La parte più affascinante della storia riguarda però il destino della vettura. Questa M5 non rimase semplicemente un prototipo utilizzato nei test. Ferdinand Piëch la utilizzò come automobile personale, contribuendo a renderla ancora più particolare.
Poi, per oltre vent’anni, della vettura si persero quasi completamente le tracce. Una situazione tutt’altro che insolita nel mondo dei prototipi industriali. Al termine dei programmi sperimentali, molte vetture vengono infatti distrutte per evitare che soluzioni tecniche riservate possano essere replicate o finire sul mercato.
La M5 con motore W10, invece, riuscì a sfuggire a questo destino. Rimase nascosta. E per anni fu quasi un fantasma automobilistico, conosciuto soltanto da pochi addetti ai lavori.
Il ritorno alla luce nel 2023
Il mistero iniziò a dissolversi nell’agosto 2023, quattro anni dopo la morte di Piëch, quando la vettura riapparve nei canali di vendita di GDM Motors, specialista belga nella vendita e nel restauro di prototipi e automobili particolarmente rare. La domanda era inevitabile: era davvero la BMW M5 segreta commissionata da Piëch?
Diversi elementi contribuirono a confermarne l’identità. In particolare, i dettagli di fusione del propulsore risultavano coerenti con i disegni d’archivio relativi ai motori sperimentali Volkswagen sviluppati durante l’era Piëch.
Anche l’integrazione del propulsore nel vano motore della BMW presentava caratteristiche difficilmente riproducibili da un semplice preparatore privato: cablaggi, condotti e componentistica risultavano parte di un progetto industriale complesso.
La vettura è successivamente comparsa in importanti eventi dedicati alle automobili storiche e ai prototipi, tra cui la Techno-Classica di Essen, tornando progressivamente alla luce dopo decenni di riservatezza.
Più potente della M5 originale
La sorpresa non riguarda soltanto la storia. Nel 2025 alcuni test effettuati da riviste specializzate hanno verificato le prestazioni della vettura, risultata perfettamente funzionante.
La potenza misurata sarebbe di circa 480 CV alle ruote, equivalenti a circa 530 CV all’albero motore.
Un valore sensibilmente superiore ai circa 394 CV della BMW M5 originale dell’epoca. Ma la vera differenza si trova nel modo in cui questa potenza viene gestita.
La M5 di Piëch non dispone infatti dei moderni sistemi elettronici di assistenza alla guida: niente ABS, niente ESP e un’impostazione decisamente più vicina a quella di un prototipo da sperimentazione che a quella di una normale berlina ad alte prestazioni.
Anche il posto guida racconta questa trasformazione: la strumentazione originale è stata sostituita da un display di derivazione racing.
Una BMW, una Volkswagen e la firma di Piëch
È proprio questa combinazione a rendere la vettura straordinaria.
Una BMW M5 che nasconde un cuore Volkswagen, nato dall’unione di due VR5 per creare un W10, commissionato da un uomo che ha avuto un ruolo determinante nell’evoluzione tecnologica di Porsche, Audi e Volkswagen.
Non è semplicemente una M5 modificata. È il documento di un’epoca nella quale un grande gruppo automobilistico poteva ancora permettersi di esplorare soluzioni tecniche quasi impossibili, senza necessariamente avere un immediato programma di produzione.
Una macchina nata per soddisfare la curiosità tecnica e personale di uno degli uomini più potenti dell’industria automobilistica europea. Ora quella stessa vettura torna protagonista sul mercato dei collezionisti.
E la sua prossima destinazione sarà decisa dal martello di un’asta.
Da automobile segreta a pezzo unico da collezione: la BMW M5 di Ferdinand Piëch porta con sé una delle storie più insolite dell’ingegneria automobilistica moderna.


